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La cooperazione amministrativa

cooperazione amministrativa

La cooperazione amministrativa

Sezione curata da Anna Iermano

 

Ai sensi dell'art. 197 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea rubricato "Cooperazione amministrativa", l'esigenza di assicurare l'effettiva attuazione del diritto dell'Unione, se necessario mediante un'azione di sostegno delle amministrazioni statali, è considerata una questione di interesse comune. In tal modo il Trattato istituzionalizza la cooperazione amministrativa, consentendo all'Unione europea di sostenere gli sforzi dei Paesi membri volti a migliorare la "capacity building" delle amministrazioni nazionali, in particolare attraverso lo scambio di informazioni e la mobilità di funzionari, nonché mediante programmi di formazione. La dimensione amministrativa europea traspare, tra l'altro, dall'articolo 6 del TFUE che stabilisce la competenza dell'Unione ad adottare piani intesi a sostenere, coordinare o completare l'azione degli Stati membri in settori quali la cooperazione amministrativa; altre disposizioni stabiliscono i caratteri stessi dell'amministrazione europea, la quale deve essere "aperta, efficace ed indipendente" (art. 298 del  TFUE), nonché le garanzie dei diritti dei singoli nei confronti di istituzioni, organi ed organismi appartenenti all'Unione (ad es. in materia di trasparenza, art. 15 del TFUE), alla stregua del più generale principio di buona amministrazione (art. 41 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea). In particolare, il Trattato prevede espressamente l'adozione di misure volte ad assicurare la cooperazione amministrativa tra i servizi competenti degli Stati membri e la Commissione europea, nei settori rientranti nello "Spazio di libertà, sicurezza e giustizia" (art. 74 TFUE); ed, inoltre, dispone che le misure di cui all'articolo 74 TFUE siano adottate su proposta della Commissione, oppure su iniziativa di un quarto degli Stati membri (art. 76 del TFUE). Alla Commissione europea, che rappresenta il principale referente delle amministrazioni nazionali, si affiancano, altresì, organismi di ausilio esterno (comitati), uffici (agenzie europee), reti di organismi (es. la rete europea di informazione e di osservazione in materia ambientale) ed autorità indipendenti (es. il Garante europeo per la protezione dei dati personali) che interagiscono, tutti, in vario modo con le Pubbliche Amministrazioni. Si incentiva, pertanto, la cooperazione e l'azione sussidiaria, secondo modalità di relazione che si fondano sulla collaborazione e sulla dialettica piuttosto che sulla gerarchia. La complessità derivante dai raccordi di tipo procedimentale ed organizzativo delle diverse amministrazioni risulta, così, gestita, nel sistema amministrativo comune, mediante il decentramento e l'interconnessione, nel rispetto dei principi fondamentali di leale cooperazione, proporzionalità e sussidiarietà.
Nella presente sezione è monitorata l'attività delle Istituzioni europee (in particolare, emanazione di atti di diritto derivato, adozione di atti preparatori, pronunce della Corte di giustizia dell'Unione europea) sugli aspetti sopra descritti, a partire da gennaio 2013. Una particolare attenzione è, tra l'altro, riservata all'IVA, quale principale imposta armonizzata a livello europeo.

Per l'invio di contributi: slsg@unisa.it


                                                                                                                     *

 

Administrative cooperation

Section by Anna Iermano

 

Pursuant to art. Article 197 of the Treaty on the Functioning of the European Union, entitled “Administrative cooperation”, the need to ensure the effective implementation of Union law, if necessary through action in support of State administrations, is considered to be a matter of common concern. In this way, the Treaty institutionalizes administrative cooperation, enabling the European Union to support Member States' efforts to improve the capacity building of national administrations, in particular through the exchange of information and mobility of officials, as well as through training programmes. The European administrative dimension can be seen, inter alia, in Article 6 TFEU, which sets out the Union's competence to adopt plans to support, coordinate or supplement Member States' action in areas such as administrative cooperation; other provisions lay down the very characteristics of the European administration, which must be "open, efficient and independent" (Article 298 TFEU), as well as guarantees of the rights of individuals vis-à-vis institutions, bodies, offices and agencies belonging to the Union (e.g., as concerns transparency, Art. 15 TFEU), in line with the more general principle of good administration (Article 41 of the Charter of Fundamental Rights of the European Union). In particular, the Treaty expressly provides for the adoption of measures to ensure administrative cooperation between the competent services of the Member States and the European Commission in the areas covered by the "area of freedom, security and justice" (Article 74 TFEU); and, in addition, provides that the measures outlined in Article 74 TFEU are to be adopted either on a proposal from the Commission or on the initiative of one quarter of the Member States (Article 76 TFEU). The European Commission, which is the main contact hub for national administrations, is also supported by external aid bodies (committees), offices (European agencies), networks of bodies (e.g. the European Environment Information and Observation Network) and independent authorities (e.g. the European Data Protection Supervisor), which all interact, in various ways, with the Public Administrations. Cooperation and subsidiary action is therefore encouraged through relationships based on collaboration and dialogue rather than hierarchy. The complexity deriving from the procedural and organizational connections between the various administrations is thus managed in the common administrative system, through decentralization and interconnection, in compliance with the fundamental principles of loyal cooperation, proportionality and subsidiarity.
This section monitors the activities of the European institutions (in particular, secondary legislation, preparatory acts, the judgments of the Court of Justice of the European Union) on the above aspects, starting from January 2013. Particular attention is given to VAT, as the main harmonized tax at European level.

To send contributions, write to: slsg@unisa.it


                                                                                                        AGOSTO 2017

Decisione di esecuzione (UE) 2017/1256 della Commissione, dell'11 luglio 2017, relativa ai modelli e alle procedure per lo scambio di informazioni sui programmi di lavoro nazionali della rete EURES a livello dell'Unione (Testo rilevante ai fini del SEE) C/2017/4676, in GU L 179 del 12.7.2017, pp. 24–31.

La presente decisione stabilisce le modalità necessarie per lo scambio di informazioni, all’interno della rete EURES (EURopean Employment Services - Servizi europei per l’impiego), sulla programmazione delle sue attività. A tal fine, essa prevede un modello che gli uffici di coordinamento nazionali devono utilizzare nell’elaborare i loro programmi di lavoro nazionali e stabilisce le procedure per lo scambio di informazioni relative ai programmi di lavoro nazionali a livello dell’Unione.

 

Si segnala la Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 26 febbraio 2014 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa all’accessibilità dei siti web degli enti pubblici (COM(2012)0721 — C7-0394/2012 — 2012/0340(COD)) P7_TC1-COD(2012)0340 - Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 26 febbraio 2014 in vista dell'adozione della direttiva 2014/…/UE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa all’accessibilità dei siti web degli enti pubblici e dei siti web gestiti dagli enti che svolgono funzioni pubbliche [Em. 1]Testo rilevante ai fini del SEE, in GU C 285 del 29.8.2017, pp. 623-637.

Il Parlamento si è espresso sulla proposta di direttiva che mira al ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati membri riguardanti l’accessibilità del contenuto dei siti web degli enti pubblici e di quelli gestiti dagli enti che svolgono funzioni pubbliche a tutti gli utenti e in particolare ai disabili e agli anziani.

 

 


                                                                                                    LUGLIO 2017

Sentenza della Corte (Nona Sezione) del 6 luglio 2017

(causa C-392/16, Dumitru Marcu c. Agenţia Naţională de Administrare Fiscală (ANAF), Direcția Generală Regională a Finanțelor Publice București)

La Corte di giustizia dichiara irricevibile la domanda pregiudiziale sollevata, che muove dalla errata premessa secondo la quale il meccanismo dell’inversione contabile, quale previsto dalla direttiva 2006/112, può essere applicato alle operazioni oggetto del procedimento principale. Dagli elementi del fascicolo sottoposto alla Corte non risulta, infatti, che la Romania abbia ottenuto, sulla base dell’art. 395 della direttiva 2006/112, l’autorizzazione ad applicare tale meccanismo e in ogni caso esso non può essere applicato alle operazioni di cui trattasi nel procedimento principale.

 

Sentenza della Corte (Settima Sezione) del 6 luglio 2017

(causa C-254/16, Glencore Agriculture Hungary Kft. c. Nemzeti Adó- és Vámhivatal Fellebbviteli Igazgatóság)

La Corte chiarisce che il diritto dell’Unione deve essere interpretato nel senso che osta ad una normativa nazionale, ai sensi della quale, quando l’amministrazione tributaria avvia una procedura di verifica fiscale ed è irrogata un’ammenda ad un soggetto passivo per mancata cooperazione, la data del rimborso dell’eccedenza di imposta sul valore aggiunto può essere differita sino alla notifica, a tale soggetto passivo, del verbale della suddetta verifica e può essere negato il versamento degli interessi di mora, anche allorché la durata della procedura di verifica fiscale è eccessiva e non è interamente imputabile alla condotta del soggetto passivo.

 

Sentenza della Corte (Quarta Sezione) del 13 luglio 2017

(causa C-633/15, London Borough of Ealing c. Commissioners for Her Majesty’s Revenue and Customs)

L’art. 133, co. 2, della direttiva 2006/112/CE deve essere interpretato nel senso che non osta alla normativa di uno Stato membro che subordini all’osservanza della condizione prevista all’art. 133, co. 1, lett. d), di detta direttiva la concessione dell’esenzione dall’imposta sul valore aggiunto ad enti di diritto pubblico che forniscono prestazioni di servizi strettamente connesse con la pratica dello sport o dell’educazione fisica, ai sensi dell’art. 132, par. 1, lett. m), della stessa direttiva, pur se, da un lato, al 1° gennaio 1989, il suddetto Stato membro non assoggettava tutte le predette prestazioni di servizi all’IVA e, dall’altro, le prestazioni di servizi considerate non erano esenti da IVA prima che fosse imposta l’osservanza della condizione in esame. Inoltre, l’art. 133, co. 2, della direttiva 2006/112 deve essere interpretato nel senso che osta ad una normativa nazionale, nella parte in cui subordina all’osservanza della condizione prevista all’art. 133, co. 1, lett. d), di tale direttiva la concessione dell’esenzione dall’IVA agli enti di diritto pubblico senza fini di lucro che forniscono prestazioni di servizi strettamente connesse con la pratica dello sport o dell’educazione fisica, ai sensi dell’art. 132, par. 1, lett. m), di detta direttiva, senza applicare la stessa condizione anche agli organismi senza fini di lucro diversi dagli enti di diritto pubblico che effettuano siffatte prestazioni di servizi.

 

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni rafforzare l’innovazione nelle regioni d’Europa: strategie per una crescita resiliente, inclusiva e sostenibile, COM/2017/0376 final

La Commissione in tale Comunicazione evidenzia come l’UE sia chiamata a svolgere un ruolo determinante nel sostenere tutte le regioni e tutti gli Stati membri ad attivare il loro potenziale di innovazione, competitività, occupazione e crescita sostenibili. Per conseguire questo scopo – sottolinea la Commissione – l’Europa con una strategia a lungo termine, tesa a realizzare un mutamento radicale sul piano tecnologico, economico e finanziario, intende affrontare le seguenti sfide: dare un impulso al potenziale di innovazione e competitività delle regioni europee quale base per un modello di crescita sostenibile; intensificare la cooperazione interregionale, che costituisce un elemento chiave nell’ambito delle economie globalizzate; rivolgere una maggiore attenzione alle regioni meno sviluppate e a quelle interessate da una transizione industriale; migliorare e proseguire il lavoro svolto congiuntamente nel quadro di tutte le politiche e di tutti i programmi dell’UE a sostegno dell’innovazione.

 

Regolamento di esecuzione (UE) 2017/1158 della Commissione, del 29 giugno 2017, che stabilisce norme tecniche di attuazione per quanto riguarda le procedure e i formulari per lo scambio di informazioni tra le autorità competenti e l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati di cui all’articolo 33 del regolamento (UE) n. 596/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, C/2017/4390, in GU L 167 del 30.6.2017, pp. 22-30.

Tale regolamento intende fissare le procedure e i formulari comuni che devono essere utilizzati dalle autorità competenti per trasmettere informazioni all’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA) per quanto riguarda le indagini, le sanzioni e le misure di cui all’art. 33 del regolamento (UE) n. 596/2014.

 

Sentenza della Corte (Nona Sezione) del 26 luglio 2017

(causa C-386/16, «Toridas» UAB c. Valstybinė mokesčių inspekcija prie Lietuvos Respublikos finansų ministerijos)

La Corte precisa che l’art. 138, par. 1, della direttiva 2006/112/CE deve essere interpretato nel senso che la cessione di beni da parte di un soggetto passivo stabilito in un primo Stato membro non è esentata dall’imposta sul valore aggiunto in base alla suddetta disposizione nel caso in cui, prima di concludere tale operazione di cessione, l’acquirente, identificato ai fini dell’IVA in un secondo Stato membro, informi il fornitore del fatto che i beni saranno immediatamente rivenduti ad un soggetto passivo stabilito in un terzo Stato membro, prima di farli uscire dal primo Paese UE e trasportarli a destinazione presso tale terzo soggetto passivo, purché la seconda cessione sia stata effettivamente realizzata e i beni siano stati in seguito trasportati dal primo Stato membro a destinazione del Paese membro del terzo soggetto passivo. Inoltre, chiarisce che l’identificazione ai fini dell’imposta sul valore aggiunto del primo acquirente in uno Stato membro differente da quello del luogo della prima cessione o da quello del luogo dell’acquisizione finale non è un criterio di qualificazione di un’operazione intracomunitaria, e di per sé, non è un elemento di prova sufficiente a dimostrare il carattere intracomunitario di un’operazione. Infine, ex art. 138, par. 1, della direttiva 2006/112, una trasformazione dei beni, durante una catena di due successive cessioni sulla base delle istruzioni dell’acquirente intermediario ed effettuata prima del trasporto verso lo Stato membro dell’acquirente finale, non incide sulle condizioni dell’eventuale esenzione della prima cessione, allorché tale trasformazione è posteriore alla prima cessione.

 

Si segnala
Direttiva (UE) 2017/1371 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2017, relativa alla lotta contro la frode che lede gli interessi finanziari dell’Unione mediante il diritto penale, in GU L 198 del 28.7.2017, pagg. 29-41. Si rinvia alla sezione relativa alla Cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale



                                                                                                             GIUGNO 2017


Sentenza della Corte (Quinta Sezione) dell’1 giugno 2017

(causa C-571/15, Wallenborn Transports SA c. Hauptzollamt Gießen)

La Corte di giustizia interpreta l’art. 61, primo comma, e l’art. 71, par. 1, primo comma, della direttiva 2006/112/CE come modificata dalla direttiva 2007/75/CE nel senso che il riferimento a “uno dei regimi o ad una delle situazioni di cui” all’art. 156 di quest’ultima include le zone franche; l’art. 71, par. 1, della direttiva 2006/112, come modificata dalla direttiva 2007/75, nel senso che la sottrazione di una merce al controllo doganale all’interno di una zona franca non determina il verificarsi del fatto generatore, né rende esigibile l’IVA all’importazione qualora detta merce non sia entrata nel circuito economico dell’Unione europea; e, infine, l’art. 71, par. 1, secondo comma, della direttiva 2006/112, come modificata dalla direttiva 2007/75, nel senso che, quando un’obbligazione doganale sorge ai sensi dell’art. 203 del regolamento (CEE) n. 2913/92 che istituisce un codice doganale comunitario, come modificato dal regolamento (CE) n. 1791/2006 ed è escluso che detta obbligazione doganale determini la nascita di un’obbligazione a titolo dell’imposta sul valore aggiunto, non è applicabile l’art. 204 di tale regolamento al mero fine di giustificare il fatto generatore di detta imposta.

 

Sentenza della Corte (Quarta Sezione) del 17 giugno 2017

(causa C-38/16, Compass Contract Services Limited c. Commissioners for Her Majesty’s Revenue & Customs)

La Corte chiarisce che i principi della neutralità fiscale, della parità di trattamento e di effettività non ostano ad una normativa nazionale, la quale, nell’ambito della riduzione del termine di prescrizione, da un lato, delle domande di rimborso dell’imposta sul valore aggiunto indebitamente versata e, dall’altro, delle domande di detrazione dell’IVA pagata a monte, prevede periodi transitori differenti, in modo tale che le domande relative a due esercizi contabili di tre mesi sono sottoposte a termini di prescrizione differenti, a seconda che esse abbiano ad oggetto il rimborso dell’IVA indebitamente versata o la detrazione dell’IVA pagata a monte.


Sentenza della Corte (Nona Sezione) del 14 giugno 2017

(causa C-26/16, Santogal M-Comércio e Reparação de Automóveis Lda c. Autoridade Tributária e Aduaneira)

L’art. 138, par. 2, lett. a), della direttiva 2006/112/CE osta a che le disposizioni nazionali subordinino il beneficio dell’esenzione di una cessione intracomunitaria di un mezzo di trasporto nuovo alla condizione che l’acquirente di tale mezzo di trasporto sia stabilito o domiciliato nello Stato membro di destinazione del mezzo di trasporto medesimo. Inoltre, l’art. 138, par. 2, lett. a), della direttiva 2006/112 va interpretato nel senso che l’esenzione della cessione di un mezzo di trasporto nuovo non può essere rifiutata nello Stato membro della cessione sulla base dell’unico rilievo secondo cui tale mezzo di trasporto è stato oggetto solo di immatricolazione provvisoria nello Stato membro di destinazione. Inoltre, l’art. 138, par. 2, lett. a), della direttiva 2006/112 osta a che il venditore di un mezzo di trasporto nuovo, trasportato dall’acquirente in un altro Stato membro e immatricolato in quest’ultimo Stato a titolo provvisorio, sia poi tenuto a versare l’IVA ove non risulti provato che il regime di immatricolazione provvisoria sia cessato e che detta imposta sia stata o sarà versata nello Stato membro di destinazione.  

 

Direttiva (UE) 2016/881 del Consiglio, del 25 maggio 2016, recante modifica della direttiva 2011/16/UE per quanto riguarda lo scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale, in GU L 146 del 3.6.2016, pp. 8-21.  

Tale direttiva che ha come obiettivo una cooperazione amministrativa efficace tra gli Stati membri in condizioni compatibili con il corretto funzionamento del mercato interno risponde all’esigenza che le autorità fiscali degli Stati membri necessitano di informazioni complete e pertinenti per quanto riguarda la struttura, la politica in materia di prezzi di trasferimento e le operazioni interne, sia nell’Unione che nei Paesi al di fuori dell’Unione, dei Gruppi di Imprese Multinazionali. A tal uopo, inter alia, specifica i requisiti linguistici per lo scambio di informazioni tra gli Stati membri in materia di rendicontazione Paese per Paese e dispone in merito alle modalità pratiche necessarie per il potenziamento del sistema.

 

Sentenza della Corte (Prima Sezione), del 29 giugno 2017

(causa C-288/16, «L.Č.» IK c. Valsts ieņēmumu dienests)

La Corte precisa che l’art. 146, par. 1, lett. e), della direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, deve essere interpretato nel senso che l’esenzione prevista da tale disposizione non si applica ad una prestazione di servizi, relativa ad un’operazione di trasporto di beni verso un paese terzo, laddove tali servizi non siano forniti direttamente al mittente o al destinatario di detti beni.

 

Si segnalano:

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo a norma dell’articolo 294, paragrafo 6, del trattato sul funzionamento dell’Unione europea riguardante la Posizione del Consiglio in prima lettura in vista dell’adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla lotta contro la frode che lede gli interessi finanziari dell’Unione mediante il diritto penale, ST 10031 2017 INIT - 2012/0193 (OLP)

Regolamento di esecuzione (UE) 2017/1158 della Commissione, del 29 giugno 2017, che stabilisce norme tecniche di attuazione per quanto riguarda le procedure e i formulari per lo scambio di informazioni tra le autorità competenti e l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati di cui all’articolo 33 del regolamento (UE) n. 596/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio (Testo rilevante ai fini del SEE) C/2017/4390, in GU L 167 del 30.6.2017, pagg. 22–30.

Regolamento di esecuzione(UE) 2017/980 della Commissione, del 7 giugno 2017, che stabilisce norme tecniche di attuazione per quanto riguarda i moduli standard, i modelli e le procedure per la collaborazione nelle attività di vigilanza, per le verifiche in loco, le indagini e lo scambio di informazioni tra autorità competenti conformemente alla direttiva 2014/65/UE del Parlamento europeo e del Consiglio (Testo rilevante ai fini del SEE) C/2017/3789, GU L 148 del 10.6.2017, pagg. 3–15.

Decisione di esecuzione (UE) 2015/1401 del Consiglio, del 14 luglio 2015, che autorizza l’Italia ad introdurre una misura speciale di deroga agli articoli 206 e 226 della direttiva 2006/112/CE, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, GU L 217 del 18.8.2015, pagg. 7–8.

 

                                                                                                      MAGGIO 2017 


Sentenza della Corte (Ottava Sezione) del 4 maggio 2017

(causa C-33/16, A Oy)

La Corte di giustizia precisa che l’art. 148, lett. d), della direttiva 2006/112/CE deve essere interpretato nel senso che i servizi di carico e scarico su o verso una nave o a partire da quest’ultima sono servizi direttamente destinati a sopperire ai bisogni delle navi di cui all’art. 148, lett. a), di tale direttiva. Inoltre, l’art. 148, lett. d), della direttiva 2006/112 deve essere interpretato nel senso che, da un lato, possono essere esentate non solo le prestazioni che hanno ad oggetto operazioni di carico e scarico a bordo o a partire da una nave di cui all’art. 148, lett. a), di tale direttiva che intervengono nello stadio finale di commercializzazione di un tale servizio, ma anche le prestazioni effettuate in uno stadio anteriore, come la prestazione fornita da un subappaltatore ad un operatore economico che la riaddebita successivamente ad un’impresa di spedizioni o ad un’impresa di trasporti e, dall’altro, possono parimenti essere esentate le prestazioni di carico e scarico fornite al detentore di tale carico, quale l’esportatore o l’importatore di quest’ultimo.

 

Sentenza della Corte (Prima Sezione) del 4 maggio 2017

(causa C-699/15, Commissioners for Her Majesty’s Revenue & Customs c. Brockenhurst College)

La Corte chiarisce che l’art. 132, par. 1, lett. i), della direttiva 2006/112/CE deve essere interpretato nel senso che possono essere considerate prestazioni “strettamente connesse” alla prestazione principale d’insegnamento e, quindi, esentate dall’imposta sul valore aggiunto, attività consistenti nel fornire, da parte degli studenti di un istituto d’insegnamento superiore, nell’ambito della loro formazione e a titolo oneroso, servizi di ristorazione e di intrattenimento a terzi, allorché tali servizi sono indispensabili alla loro formazione e non sono destinati a generare entrate supplementari a tale istituto, mediante la realizzazione di operazioni in concorrenza diretta con imprese commerciali soggette all’IVA.

 

Sentenza della Corte (Quarta Sezione) del 4 maggio 2017

(causa C-274/15, Commissione europea c. Granducato di Lussemburgo)

Nel disciplinare il regime dell’imposta sul valore aggiunto relativo alle associazioni autonome di persone, il Granducato di Lussemburgo è venuto meno agli obblighi ad esso incombenti in virtù dell’art. 2, par. 1, lett. c), dell’art. 132, par. 1, lett. f), in quanto consente l’esenzione dei servizi di un’AAP non direttamente necessari alle attività non imponibili o esenti dei suoi membri; ai sensi dell’art. 168, lett. a) e dell’art. 178, lett. a) per il fatto di consentire ai membri di un’AAP di detrarre, dall’IVA di cui essi stessi sono debitori in base ad una fattura emessa a nome dell’associazione, l’IVA fatturata a quest’ultima; nonché in virtù dell’art. 14, par. 2, lett. c), e dell’art. 28 della direttiva 2006/112/CE, come modificata dalla direttiva 2010/45/UE del Consiglio, del 13 luglio 2010, laddove prevede che l’imputazione all’AAP, da parte di uno dei suoi membri, delle spese sostenute da detto membro in proprio nome ma per conto dell’AAP, è un’operazione esclusa dal campo di applicazione dell’IVA.

 

Sentenza della Corte (Seconda Sezione) dell’11 maggio 2017

(causa C-36/16, Minister Finansów c. Posnania Investment SA)

La Corte precisa che l’art. 2, par. 1, lett. a), e l’art. 14, par. 1, della direttiva 2006/112/CE del Consiglio, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, devono essere interpretati nel senso che il trasferimento della proprietà di un bene immobile, da parte di un soggetto passivo d’imposta sul valore aggiunto, a beneficio dell’erario di uno Stato membro o di un ente territoriale di tale Stato, disposto, a titolo di pagamento di un arretrato d’imposta, non costituisce una cessione di beni a titolo oneroso soggetta all’IVA.

 

Sentenza della Corte (Grande Sezione) del 16 maggio 2017

(causa C-682/15, Berlioz Investment Fund SA c. Directeur de l’administration des contributions directes)

L’art. 51, par. 1, della Carta dei diritti fondamentali deve essere interpretato nel senso che uno Stato membro attua il diritto dell’Unione, quando attraverso la propria normativa commina una sanzione pecuniaria a carico di un amministrato che si rifiuti di fornire informazioni nel contesto di uno scambio tra autorità tributarie, fondato, segnatamente, sulle disposizioni della direttiva 2011/16/UE relativa alla cooperazione amministrativa nel settore fiscale. L’art. 47 della Carta, invece, deve essere interpretato nel senso che un amministrato, cui sia stata inflitta una sanzione pecuniaria per inottemperanza ad una decisione amministrativa che gli ingiunge di fornire informazioni nel contesto di uno scambio tra amministrazioni tributarie nazionali in forza della direttiva 2011/16, è legittimato a contestare la legittimità di tale decisione. Inoltre, l’art. 1, par. 1, e l’art. 5 della direttiva 2011/16 devono essere interpretati nel senso che la “prevedibile pertinenza” delle informazioni richieste da uno Stato membro ad un altro Paese UE costituisce una condizione che la richiesta di informazioni deve soddisfare per essere idonea a innescare in capo allo Stato membro interpellato l’obbligo di rispondervi e, di riflesso, rappresenta una condizione di legittimità della decisione di ingiunzione rivolta da tale Stato membro ad un amministrato e della misura sanzionatoria inflitta a quest’ultimo per inosservanza di tale decisione. Infine, l’art. 1, par. 1, e l’art. 5 della direttiva 2011/16 devono essere interpretati nel senso che la verifica dell’autorità interpellata adita con una richiesta di informazioni non si limita alla regolarità formale di detta richiesta, ma deve consentire a tale autorità interpellata di assicurarsi che le informazioni domandate non siano prive di qualsiasi prevedibile pertinenza alla luce dell’identità del contribuente coinvolto e di quella del terzo eventualmente informato, nonché delle esigenze dell’indagine tributaria in questione. Concludendo – dichiara la Corte – le medesime disposizioni della direttiva 2011/16 e l’art. 47 della Carta di Nizza/Strasburgo devono essere interpretati nel senso che, nell’ambito di un ricorso proposto da un amministrato avverso una misura sanzionatoria per inottemperanza ad una decisione di ingiunzione adottata da quest’ultima in seguito a una richiesta di informazioni rivolta dall’autorità richiedente in forza della direttiva 2011/16, il giudice nazionale dispone, oltre che di una competenza a modificare la sanzione inflitta, di una competenza a verificare la legittimità di tale decisione di ingiunzione. Per quanto riguarda la condizione di legittimità di detta decisione consistente nella prevedibile pertinenza delle informazioni richieste, il sindacato giurisdizionale si limita alla verifica dell’assenza manifesta di siffatta pertinenza. Quanto all’art. 47, secondo comma, della Carta deve essere interpretato nel senso che il giudice dello Stato membro interpellato, nell’ambito dell’esercizio del proprio sindacato giurisdizionale, deve avere accesso alla richiesta di informazioni rivolta dallo Stato membro richiedente allo Stato membro interpellato. Per contro, l’amministrato interessato non dispone di un diritto di accesso alla richiesta di informazioni nella sua interezza, richiesta che rimane un documento segreto, conformemente all’art. 16 della direttiva 2011/16. Allo scopo di far esaminare pienamente la sua causa quanto all’assenza di prevedibile pertinenza delle informazioni richieste è sufficiente, in linea di principio, che egli disponga delle informazioni contemplate all’art. 20, par. 2, di tale direttiva.

 

Sentenza della Corte (None Sezione) del 18 maggio 2017

(causa C-624/15, «Litdana» UAB c. Valstybinė mokesčių inspekcija prie Lietuvos Respublikos finansų ministerijos)

La Corte precisa che l’art. 314 della direttiva 2006/112/CE deve essere interpretato nel senso che osta a che le autorità competenti di uno Stato membro neghino ad un soggetto passivo, che abbia ricevuto una fattura sulla quale vi sia menzione sia del regime che dell’esenzione dall’imposta sul valore aggiunto, il diritto di applicare il regime del margine, anche qualora da una successiva verifica effettuata da dette autorità emerga che il soggetto passivo-rivenditore, fornitore dei beni d’occasione, non aveva effettivamente applicato detto regime alla cessione dei beni di cui trattasi, a meno che le autorità competenti non dimostrino che il soggetto passivo non ha agito in buona fede o che non ha adottato tutte le misure che gli si possono ragionevolmente richiedere al fine di assicurarsi che l’operazione effettuata non lo coinvolga in un’evasione tributaria.

 

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni sulla revisione intermedia dell’attuazione della strategia per il mercato unico digitale Un mercato unico digitale connesso per tutti, COM/2017/0228 final

La Commissione, inter alia, si impegna ad aggiungere nuove azioni al piano d’azione per l’eGovernment 2016-2020 per agevolare la trasformazione digitale delle pubbliche amministrazioni e per garantire ai cittadini un accesso facile, affidabile, fluido e all’altezza delle loro aspettative ai servizi pubblici di cui hanno bisogno, ovunque. Inoltre, invita gli Stati membri ad adottare il principio “una tantum” conformemente alla legislazione sulla protezione dei dati personali, affinchè i cittadini e le imprese non debbano presentare alle autorità pubbliche le medesime informazioni più volte.


                                                                                                         
APRILE 2017


Sentenza della Corte di giustizia (Grande Sezione) del 4 aprile 2017

(causa C‑337/15, Mediatore europeo c. Claire Staelen)

La Corte, con riguardo ad un caso di cattiva amministrazione del Parlamento europeo precisa, inter alia, che, per accertare una violazione sufficientemente qualificata dell’obbligo di diligenza del Mediatore, è necessario verificare che, non avendo agito con tutta l’accuratezza e la prudenza necessarie, quest’ultimo ha violato in modo grave e manifesto i limiti imposti al proprio potere discrezionale nell’ambito dell’esercizio dei poteri di indagine di cui dispone. A tal fine, si deve tener conto, parallelamente al suddetto contesto, di tutti gli elementi che caratterizzano la situazione in esame, tra i quali figurano, in particolare, il carattere manifesto della negligenza di cui avrebbe dato prova il Mediatore nel condurre la propria indagine, il suo carattere scusabile o inescusabile o ancora l’inidoneità e l’irragionevolezza delle conclusioni tratte dall’analisi da esso svolta.

 

Sentenza della Corte di giustizia (Quarta Sezione) del 5 aprile 2017

(cause riunite C‑217/15 e C‑350/15, Massimo Orsi e Luciano Baldetti)

Nel caso in esame la Corte di giustizia dichiara che l’art. 50 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea deve essere interpretato nel senso che non osta ad una normativa nazionale, che consente di avviare procedimenti penali per omesso versamento dell’imposta sul valore aggiunto dopo l’irrogazione di una sanzione tributaria definitiva per i medesimi fatti, qualora tale sanzione sia stata inflitta ad una società dotata di personalità giuridica, mentre detti procedimenti penali sono stati avviati nei confronti di una persona fisica.


Decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un meccanismo per lo scambio di informazioni riguardo ad accordi intergovernativi e a strumenti non vincolanti fra Stati membri e Paesi terzi nel settore dell’energia, e che abroga la decisione n. 994/2012/UE,
PE 3 2017 REV 1 - 2016/031 (OLP)

La presente decisione istituisce un meccanismo per lo scambio di informazioni fra gli Stati membri e la Commissione in materia di accordi intergovernativi nel settore dell’energia, al fine di garantire il funzionamento del mercato interno dell’energia e migliorare la sicurezza dell’approvvigionamento energetico nell’Unione.

 

Si segnalano:

Progetto di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla lotta contro la frode che lede gli interessi finanziari dell’Unione mediante il diritto penale (prima lettura) - Adozione della posizione del Consiglio in prima lettura e della motivazione del Consiglio, ST 7929 2017 REV 2 - 2012/0193 (OLP)

 

Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente l’applicazione della direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato interno, che stabilisce una procedura di notifica relativa ai regimi di autorizzazione e ai requisiti relativi ai servizi e che modifica la direttiva 2006/123/CE e del regolamento (UE) n. 1024/2012 sulla cooperazione amministrativa attraverso il sistema d’informazione del mercato interno [doc. 5278/17 compet 21 mi 31 ets 2 digit 5 soc 15 empl 11 consom 10 codec 34 ia 6 - com (2016) 821 def.] - parere sull’applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, ST 7540 2017 INIT - 2016/0398 (OLP)

 

                                                                                                          MARZO 2017


Sentenza della Corte di giustizia (Sesta Sezione) del 9 marzo 2017

(causa C‑573/15, État belge c. Oxycure Belgium SA)

La Corte precisa che l’art. 98, parr. 1 e 2, della direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, e l’allegato III, punti 3 e 4, di tale direttiva, letti alla luce del principio di neutralità fiscale, non ostano ad una normativa nazionale, che prevede che alla cessione o al noleggio di concentratori di ossigeno si applichi l’aliquota normale dell’imposta sul valore aggiunto, mentre prevede che alla cessione di bombole d’ossigeno si applichi un’aliquota dell’imposta sul valore aggiunto ridotta.

 

Sentenza della Corte di giustizia (Grande Sezione) del 7 marzo 2017

(causa C-390/15, Rzecznik Praw Obywatelskich (RPO)

Nel caso in esame il giudice del rinvio chiede se il punto 6 dell’allegato III alla direttiva 2006/112 modificata sia invalido dal momento che il suo tenore letterale è diverso dal testo contenuto nella proposta di direttiva sulla cui base il Parlamento è stato consultato e, dunque, si pone il problema se quest’ultimo non avrebbe dovuto essere consultato nuovamente. A tal riguardo, secondo il giudice a quo, dal raffronto tra i testi rispettivi della proposta di direttiva e del citato punto 6 risulta che quest’ultimo si distingue dalla suddetta proposta in quanto non menziona, quali tipi di supporto fisico che possono dar luogo all’applicazione di un’aliquota IVA ridotta, gli «audiolibri, [i] CD, [e i ] CD-ROM», elencati dalla proposta, né riguarda espressamente i libri «che riproduca[no] essenzialmente le stesse informazioni contenute nei libri stampati», contrariamente alla suddetta proposta, bensì fa riferimento alla fornitura di libri su «qualsiasi tipo di supporto fisico». Sul punto la Corte di giustizia afferma che non vi è alcun elemento idoneo ad inficiare la validità del punto 6 – e né dell’art. 98, par. 2 di tale direttiva –dato che tale proposta precisava che essa riguardava anche i libri forniti su «qualunque supporto fisico analogo» ai libri stampati, agli audiolibri, ai CD e ai CD-ROM e, dunque, l’elenco contenuto nella suddetta proposta deve essere considerato non tassativo. Inoltre, vero è che il punto 6 dell’allegato III alla direttiva 2006/112 modificata non indica espressamente che, perché si possa applicare un’aliquota IVA ridotta, i supporti fisici di cui trattasi devono riprodurre essenzialmente le stesse informazioni contenute nei libri stampati, tuttavia, dal momento che tale testo precisa di riguardare solo i «libri», ovvero opere stampate, comporta che, per rientrare nell’ambito di applicazione di tale disposizione, i supporti in questione devono riprodurre essenzialmente le stesse informazioni contenute nei libri stampati. In definitiva – puntualizza la Corte – il testo del punto 6 dell’allegato III alla direttiva 2006/112 modificata non è altro che una semplificazione redazionale del testo contenuto nella proposta di direttiva e la cui sostanza è stata integralmente mantenuta e, dunque, il Consiglio non era tenuto a consultare nuovamente il Parlamento.

 

Sentenza della Corte di giustizia (Settima Sezione) del 16 marzo 2017

(causa C-211/16, Bimotor SpA c. Agenzia delle Entrate – Direzione Provinciale II di Torino)

L’art. 183, primo comma, della direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, come modificata dalla direttiva 2010/45/UE del Consiglio, del 13 luglio 2010, deve essere interpretato nel senso che esso non osta a una normativa nazionale che limita la compensazione di taluni debiti tributari con crediti d’imposta sul valore aggiunto a un importo massimo determinato, per ogni periodo d’imposta, a condizione che l’ordinamento giuridico nazionale preveda comunque la possibilità per il soggetto passivo di recuperare tutto il credito d’imposta sul valore aggiunto entro un termine ragionevole.


Sentenza della Corte di giustizia (Settima Sezione) del
16 marzo 2017

(causa C-493/15, Agenzia delle Entrate c. Marco Identi)

La Corte in sede di rinvio pregiudiziale precisa che il diritto dell’Unione, in particolare l’art. 4, par. 3, TUE e gli artt. 2 e 22 della sesta direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977, in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati Membri relative alle imposte sulla cifra di affari – Sistema comune di imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme, nonché le norme sugli aiuti di Stato, deve essere interpretato nel senso che non osta a che i debiti da imposta sul valore aggiunto siano dichiarati inesigibili in applicazione di una normativa nazionale, che prevede una procedura di esdebitazione con cui un giudice può, a certe condizioni, dichiarare inesigibili i debiti di una persona fisica non liquidati in esito alla procedura fallimentare cui tale persona è stata sottoposta.


                                                                                                          FEBBRAIO 2017


Sentenza della Corte di giustizia (Nona Sezione) del 9 febbraio 2017

(causa C‑21/16, Euro Tyre BV – Sucursal em Portugal c. Autoridade Tributária e Aduaneira)

La Corte precisa che l’art. 131 e l’art. 138, par. 1, della direttiva 2006/112/CE relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, devono essere interpretati nel senso che ostano a che l’amministrazione tributaria di uno Stato membro neghi l’esenzione dall’imposta sul valore aggiunto di una cessione intracomunitaria per il solo motivo che, al momento di tale cessione, l’acquirente, domiciliato sul territorio dello Stato membro di destinazione e titolare di un numero di identificazione IVA valido per le operazioni in tale Stato, non è iscritto al sistema di scambio di informazioni in materia di imposta sul valore aggiunto e non è assoggettato ad un regime di tassazione degli acquisti intracomunitari, allorché non esiste alcun serio indizio che lasci supporre l’esistenza di una frode ed è dimostrato che sono soddisfatte le condizioni sostanziali dell’esenzione. In tal caso, l’art. 138, par. 1, di tale direttiva, interpretato alla luce del principio di proporzionalità, osta del pari a tale diniego qualora il venditore fosse a conoscenza delle circostanze che caratterizzavano la situazione dell’acquirente con riferimento all’applicazione dell’imposta sul valore aggiunto e fosse persuaso che, in un momento successivo, l’acquirente sarebbe stato registrato in quanto operatore intracomunitario con effetto retroattivo.

 

Sentenza della Corte di giustizia (Quinta Sezione) del 15 febbraio 2017

(causa C-592/12, Commissioners for Her Majesty’s Revenue and Customs c. British Film Institute)

http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&docid=187864&pageIndex=0&doclang=IT&mode=req&dir=&occ=first&part=1&cid=791277

Secondo la Corte di giustizia, l’art. 13, parte A, par. 1, lett. n), della sesta direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977, in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra di affari – Sistema comune di imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme, che prevede l’esenzione di «talune prestazioni di servizi culturali», deve essere interpretato nel senso che esso non è dotato di efficacia diretta per cui, in assenza di trasposizione, tale disposizione non può essere direttamente invocata da un organismo di diritto pubblico o da un altro organismo culturale riconosciuto dallo Stato membro interessato, che fornisca prestazioni di servizi culturali.


                                                                                                       GENNAIO 2017

Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente l’applicazione della direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato interno, che istituisce una procedura di notifica dei regimi di autorizzazione e dei requisiti relativi ai servizi, e che modifica la direttiva 2006/123/CE e il regolamento (UE) n. 1024/2012 relativo alla cooperazione amministrativa attraverso il sistema di informazione del mercato interno, Bruxelles 10.1.2017, COM/2016/0821 final.

Tale proposta di direttiva è volta a migliorare l’applicazione della direttiva servizi attraverso la riforma dell’attuale procedura di notifica nel settore dei servizi, stabilendo una procedura più efficace ed efficiente per prevenire l’adozione, da parte degli Stati membri, di regimi di autorizzazione o di taluni requisiti non conformi alla direttiva servizi. Più specificamente, gli obiettivi di questo strumento legislativo sono: incrementare l’efficienza della procedura di notifica, migliorare la qualità e il contenuto delle notifiche trasmesse, includere requisiti aggiuntivi che possono costituire ostacoli significativi al mercato interno dei servizi, e potenziare l’effettiva osservanza dell’obbligo di notifica.

Vedi, anche, il documento di lavoro dei servizi della Commissione sintesi della valutazione d’impatto che accompagna tale proposta di direttiva

 

Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che introduce una carta elettronica europea dei servizi e le relative strutture amministrative, Bruxelles 10.1.2017, COM(2016) 824 final.

Con tale proposta di regolamento si intende introdurre una carta elettronica europea dei servizi avente lo scopo di ridurre la complessità delle procedure amministrative per i prestatori di servizi che vogliono espandere la propria attività in altri Stati membri, garantendo al tempo stesso che i Paesi UE possano applicare legittimamente una regolamentazione. A tal uopo essa consente ai prestatori di servizi di usare una procedura interamente elettronica a livello di UE per espletare le formalità per espandersi all’estero, offrendo loro una maggiore certezza del diritto. Vedi, anche, il documento di lavoro dei servizi della Commissione sintesi della valutazione d’impatto che accompagna tale Proposta di direttiva http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?qid=1485119589405&uri=CONSIL:ST_5283_2017_ADD_3

 

Sentenza della Corte (Ottava Sezione) del 18 gennaio 2017

(causa C-37/16, Minister Finansów c. Stowarzyszenie Artystów Wykonawców Utworów Muzycznych i Słowno-Muzycznych SAWP (SAWP))

La Corte di giustizia precisa che la direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, come modificata dalla direttiva 2010/45/UE del Consiglio, del 13 luglio 2010, deve essere interpretata nel senso che i titolari di diritti di riproduzione non effettuano una prestazione di servizi, ai sensi di tale direttiva, a vantaggio dei produttori e degli importatori di supporti vergini e di apparecchi di registrazione e di riproduzione, dai quali le società di gestione collettiva dei diritti d’autore e dei diritti connessi riscuotono, per conto di tali titolari ma a nome proprio, canoni sulla vendita di tali apparecchi e supporti.

 

Sentenza della Corte (Terza Sezione) del 18 gennaio 2017

(causa C-471/15, Sjelle Autogenbrug I/S c. Skatteministeriet)

La Corte di Lussemburgo interpreta l’art. 311, par. 1, punto 1, della direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, nel senso che pezzi usati, provenienti da autoveicoli fuori uso acquisiti da un’impresa di riciclaggio di automobili presso un privato e destinati ad essere venduti come pezzi ricambio, costituiscono «beni d’occasione», ai sensi di tale disposizione, con la conseguenza che le cessioni di tali pezzi, effettuate da un soggetto passivo-rivenditore, sono assoggettate all’applicazione del regime del margine.

 

Sentenza della Corte (Sesta Sezione) del 19 gennaio 2017

(causa C-344/15, National Roads Authority c. The Revenue Commissioners)

La Corte precisa che l’art. 13, par. 1, secondo comma, della direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, deve essere interpretato nel senso che un ente di diritto pubblico che esercita un’attività consistente nell’offrire accesso ad una strada dietro pagamento di un pedaggio non deve essere considerato in concorrenza con gli operatori privati che riscuotono pedaggi su altre strade a pedaggio sulla base di un contratto con l’ente di diritto pubblico interessato in forza di disposizioni legislative nazionali.

 

                                                                                                      DICEMBRE 2016

Sentenza della Corte di Giustizia (Seconda Sezione) dell’8 dicembre 2016

(causa C-453/15, A. B)

Con tale sentenza, la Corte di giustizia precisa che l’art. 56, par. 1, lett. a), della direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, deve essere interpretato nel senso che gli “altri diritti analoghi” di cui a tale disposizione includono le quote di emissione di gas a effetto serra definite all’art. 3, lett. a), della direttiva 2003/87/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 ottobre 2003, che istituisce un sistema per lo scambio di quote di emissioni dei gas a effetto serra nella Comunità e che modifica la direttiva 96/61/CE del Consiglio.

 

Sentenza della Corte (Quinta Sezione) dell’8 dicembre 2016

(causa C-208/15, Stock ‘94 Szolgáltató Zrt. c. Nemzeti Adó- és Vámhivatal Dél-dunántúli Regionális Adó Főigazgatósága)

La Corte precisa che la direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, deve essere interpretata nel senso che: un’operazione di cooperazione agricola integrata che prevede che un operatore economico ceda dei beni ad un agricoltore e gli conceda un prestito destinato all’acquisto di tali beni, costituisce un’unica operazione ai fini della menzionata direttiva, nella quale la cessione di beni costituisce la prestazione principale. La base imponibile di siffatta unica operazione è costituita tanto dal prezzo dei beni in parola quanto dagli interessi pagati sui prestiti concessi agli agricoltori; la circostanza che un integratore possa fornire agli agricoltori servizi supplementari o possa acquistare la loro produzione agricola non incide sulla qualificazione dell’operazione in discussione come unica operazione ai fini della direttiva 2006/112.

 

Sentenza della Corte (Terza Sezione) del 14 dicembre 2016

(causa C-378/15, Mercedes Benz Italia SpA c. Agenzia delle Entrate Direzione Provinciale Roma 3)

L’art. 17, par. 5, III co., lett. d), e l’art. 19 della sesta direttiva 77/388/CEE devono essere interpretati nel senso che non ostano ad una normativa e ad una prassi nazionali, che impongono a un soggetto passivo: di applicare alla totalità dei beni e dei servizi da esso acquistati un prorata di detrazione basato sulla cifra d’affari, senza prevedere un metodo di calcolo che sia fondato sulla natura e sulla destinazione effettiva di ciascun bene e servizio acquistato e che rifletta oggettivamente la quota di imputazione reale delle spese sostenute a ciascuna delle attività tassate e non tassate; e di riferirsi alla composizione della sua cifra d’affari per l’individuazione delle operazioni qualificabili come «accessorie», a condizione che la valutazione condotta a tal fine tenga conto altresì del rapporto tra dette operazioni e le attività imponibili di tale soggetto passivo nonché, eventualmente, dell’impiego che esse implicano dei beni e dei servizi per i quali l’imposta sul valore aggiunto è dovuta.

 

Direttiva (UE) 2015/2376 del Consiglio, dell’8 dicembre 2015, recante modifica della direttiva 2011/16/UE per quanto riguarda lo scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale, in GU L 332 del 18.12.2015, pagg. 1–10

Tale direttiva modifica la direttiva 2011/16/UE del 15 febbraio 2011, relativa alla cooperazione amministrativa nel settore fiscale, inserendovi una definizione appropriata di ruling preventivo transfrontaliero e di accordo preventivo sui prezzi di trasferimento e definisce l’ambito di applicazione e le condizioni dello scambio automatico obbligatorio di informazioni al riguardo.

 

Proposta di regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n. 904/2010 relativo alla cooperazione amministrativa e alla lotta contro la frode in materia d’imposta sul valore aggiunto, Bruxelles 1.12.2016, COM(2016) 755 final, ST 14822 2016 INIT - 2016/0371 (CNS)

La presente proposta di modifica del regolamento (UE) n. 904/2010 relativo alla cooperazione amministrativa e alla lotta contro la frode in materia d’imposta sul valore aggiunto fa parte del pacchetto legislativo sulla modernizzazione dell’IVA per il commercio elettronico transfrontaliero da impresa a consumatore. Essa costituisce un elemento importante del pacchetto in quanto funge da base per la sottostante infrastruttura informatica e per la cooperazione da parte degli Stati membri necessaria per garantire il successo dell’estensione del mini sportello unico (MOSS) a servizi diversi dai servizi di telecomunicazione, servizi di teleradiodiffusione e servizi forniti per via elettronica e alle vendite a distanza di beni, sia all’interno che all’esterno dell’Unione.

 

Proposta di regolamento di esecuzione del Consiglio che modifica il regolamento di esecuzione (UE) n. 282/2011 recante disposizioni di applicazione della direttiva 2006/112/CE relativa al sistema comune di imposta sul valore aggiunto, COM/2016/0756 final - 2016/0372 (NLE)

Tale proposta che modifica il regolamento di esecuzione (UE) n. 282/2011 recante disposizioni di applicazione della direttiva 2006/112/CE relativa al sistema comune di imposta sul valore aggiunto, fa parte anch’essa del pacchetto legislativo sulla modernizzazione dell’IVA per il commercio elettronico transfrontaliero da impresa a consumatore. Essa stabilisce che un’impresa che effettua vendite intracomunitarie transfrontaliere di servizi di telecomunicazione, di teleradiodiffusione e servizi forniti per via elettronica per un importo massimo di 100.000 eur ha bisogno soltanto di un elemento di prova.

 

Proposta di direttiva del Consiglio che modifica la direttiva 2006/112/CE e la direttiva 2009/132/CE per quanto riguarda taluni obblighi in materia di imposta sul valore aggiunto per le prestazioni di servizi e le vendite a distanza di beni, Bruxelles 1 dicembre 2016, ST 14820 2016 INIT - 2016/0370 (CNS)

La presente proposta di modifica di direttiva del Consiglio che modifica la direttiva 2006/112/CE e la direttiva 2009/132/CE fa parte del pacchetto legislativo sulla modernizzazione dell’IVA per il commercio elettronico transfrontaliero da impresa a consumatore. Gli obiettivi generali della proposta sono il buon funzionamento del mercato interno, la competitività delle imprese europee e la necessità di garantire una tassazione efficace dell’economia digitale.

Proposta di direttiva del Consiglio che modifica la direttiva 2006/112/CE per quanto riguarda le aliquote dell’imposta sul valore aggiunto applicate a libri, giornali e periodici, dell’1 dicembre 2016, COM(2016) 758 final, ST 14823 2016 INIT - 2016/0374 (CNS)

Tale proposta di direttiva prevede che i servizi forniti per via elettronica, comprese le pubblicazioni fornite per via elettronica, devono essere tassati all’aliquota IVA normale (minimo 15%). In tal modo il legislatore dell’UE si prefigge di modificare la direttiva IVA, nella parte in cui vieta agli Stati membri di applicare le stesse aliquote IVA alle pubblicazioni elettroniche e alle pubblicazioni stampate (incluse le aliquote ridotte, super ridotte e le aliquote zero), con un conseguente trattamento IVA meno favorevole per le pubblicazioni elettroniche rispetto a quelle stampate.

 

Documento di lavoro dei servizi della Commissione - sintesi della valutazione d’impatto che accompagna il documento Proposta di direttiva del Consiglio che modifica la direttiva 2006/112/CE per quanto riguarda le aliquote dell’imposta sul valore aggiunto applicate a libri, giornali e periodici, dell’1 dicembre 2016, SWD(2016) 393 final, ST 14823 2016 ADD 2 - 2016/0374 (CNS)

In tale documento si evidenzia che l’obiettivo specifico dell’iniziativa di modificare la direttiva 2006/112/CE è quello di consentire agli Stati membri di allineare le aliquote IVA per le pubblicazioni elettroniche alle aliquote IVA attualmente applicate alle sole pubblicazioni stampate. In tal modo ci si conforma, altresì, alle sentenze della Corte di giustizia del 5 marzo 2015, cause C-479/13 e C-502/13, che evidenziano come gli Stati membri non possano applicare attualmente un’aliquota ridotta ai libri elettronici ai sensi della direttiva IVA.

 

Parere del Comitato economico e sociale europeo sulla «Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni: Piano d’azione dell’UE per l’eGovernment 2016-2020 — Accelerare la trasformazione digitale della pubblica amministrazione», [COM(2016) 179 final]

Il Comitato economico e sociale europeo appoggia le iniziative adottate dalla Commissione per accelerare lo sviluppo e l’utilizzo di servizi di eGovernment; tuttavia constata che, nonostante siano stati realizzati alcuni progressi e malgrado le ingenti risorse finanziarie messe a disposizione dall’Unione - cui però i Paesi dell’UE attingono solo in misura modesta - gli utenti si trovano comunque di fronte ad un livello molto variabile a seconda dei Paesi, ad una modernizzazione soltanto frammentaria delle pubbliche amministrazioni degli Stati membri e ad un’offerta insufficiente di servizi di eGovernment transnazionali.

 

Si segnala la Risoluzione legislativa del Parlamento europeo dell’11 dicembre 2013 sulla proposta di direttiva del Consiglio recante modifica della direttiva 2011/16/UE per quanto riguarda lo scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale (COM(2013)0348 — C7-0200/2013 — 2013/0188(CNS)), in GU C 468 del 15.12.2016, pagg. 305–315

 

                                                                                                        NOVEMBRE 2016


Sentenza della Corte di Giustizia (Quarta Sezione) del 10 novembre 2016 

(causa C-432/15, Odvolací finanční ředitelství c. Pavlína Baštová)

L’art. 2, par. 1, lett. c), della direttiva 2006/112/CE relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, deve essere interpretato nel senso che la messa a disposizione di un cavallo da parte del suo proprietario, soggetto passivo IVA, all’organizzatore di una gara ippica per far partecipare il cavallo alla corsa, non costituisce una prestazione di servizi effettuata a titolo oneroso, ai sensi della suddetta disposizione, nell’ipotesi in cui essa non comporti il versamento di un compenso per la partecipazione o di un’altra retribuzione diretta e in cui solo i proprietari dei cavalli che si sono classificati in una posizione utile nella corsa ricevano un premio, ancorché determinato in anticipo. Questa messa a disposizione di un cavallo costituisce invece una prestazione di servizi effettuata a titolo oneroso nel caso in cui dia luogo al versamento, da parte dell’organizzatore, di una retribuzione indipendente dalla posizione in classifica ottenuta dal cavallo in oggetto nella corsa. Inoltre, la direttiva 2006/112 deve essere interpretata nel senso che sussiste un diritto a detrazione dell’IVA assolta a monte nel contesto delle operazioni relative alla preparazione e alla partecipazione alle gare ippiche dei cavalli appartenenti al soggetto passivo, il quale alleva e allena i propri cavalli da corsa nonché quelli di terzi, per il motivo che le spese relative a tali operazioni rientrano nelle spese generali connesse alla sua attività economica, a condizione che le spese sostenute per ciascuna operazione in causa presentino un nesso diretto e immediato con il complesso di tale attività. Ciò può accadere se i costi in tal modo generati sono relativi ai cavalli da corsa effettivamente destinati alla vendita o se la partecipazione di tali cavalli alle corse è, oggettivamente, un mezzo per promuovere l’attività economica. Qualora un siffatto diritto a detrazione esista, il premio eventualmente vinto dal soggetto passivo per la posizione ottenuta da uno dei suoi cavalli nella gara non deve essere incluso nella base imponibile dell’IVA. Infine, l’art. 98 della direttiva 2006/112, in combinato disposto con il punto 14 dell’allegato III di tale direttiva, deve essere interpretato nel senso che una prestazione di servizi complessa unica, composta di più elementi attinenti, in particolare, all’allenamento dei cavalli, all’uso di impianti sportivi, al nutrimento e ad altre cure somministrate ai cavalli, non può essere assoggettata ad un’aliquota ridotta dell’IVA quando l’uso di impianti sportivi ai sensi del punto 14 dell’allegato III di tale direttiva e l’allenamento dei cavalli costituiscono due elementi equivalenti di tale prestazione complessa o quando l’allenamento dei cavalli costituisce l’elemento principale di detta prestazione.

 

                                                                                                        OTTOBRE 2016 


Sentenza della Corte (Settima Sezione) del 5 ottobre 2016

(causa C-576/15, Маya Маrinova ET c. Direktor na Direktsia «Obzhalvane i danachno-osiguritelna praktika» Veliko Tarnovo pri Tsentralno upravlenie na Natsionalnata agentsia za prihodite)

L’art. 2, par. 1, lett. a), l’art. 9, par. 1, l’art. 14, par. 1, e gli artt. 73 e 273 della direttiva 2006/112/CE, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, nonché il principio di neutralità fiscale devono essere interpretati nel senso che non ostano ad una normativa nazionale, ai sensi della quale, in assenza, nel magazzino di un soggetto passivo, delle merci ad esso fornite ed in assenza di registrazione, nella contabilità di tale soggetto passivo, dei documenti fiscali ad esse relativi, l’amministrazione fiscale può presumere che tale soggetto passivo abbia successivamente venduto dette merci a terzi e determinare la base imponibile delle vendite di tali merci in funzione degli elementi di fatto di cui essa dispone, in applicazione di norme non previste dalla menzionata direttiva. Spetta tuttavia al giudice del rinvio verificare che le disposizioni di tale normativa nazionale non vadano al di là di quanto è necessario al fine di assicurare l’esatta riscossione dell’IVA e di evitare l’evasione.

 

Sentenza della Corte (Terza Sezione) del 5 ottobre 2016

(causa C-412/15, TMD Gesellschaft für transfusionsmedizinische Dienste mbH c. Finanzamt Kassel II – Hofgeismar)

La Corte di giustizia precisa che l’art. 132, par. 1, lett. d), della direttiva 2006/112/CE relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, deve essere interpretato nel senso che le cessioni di sangue umano che gli Stati membri sono tenuti ad esentare in forza di tale disposizione non comprendono le cessioni di plasma ottenuto a partire dal sangue umano, quando tale plasma non è destinato direttamente a scopi terapeutici, ma esclusivamente alla produzione di medicinali.

 

Regolamento (UE, Euratom) n. 609/2014 del Consiglio, del 26 maggio 2014, concernente le modalità e la procedura di messa a disposizione delle risorse proprie tradizionali e delle risorse proprie basate sull’IVA e sull’RNL, nonché le misure per far fronte al fabbisogno di tesoreria (Rifusione), in GU L 168 del 7.6.2014, pagg. 39-52.

Con tale sentenza la Corte di giustizia precisa che l’art. 4, par. 3, TUE, nonché gli artt. 2, 250, par. 1, e 273 della direttiva 2006/112/CE relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, non ostano ad una normativa nazionale interpretata nel senso che un imprenditore in stato di insolvenza può presentare ad un giudice una domanda di apertura di una procedura di concordato preventivo, al fine di saldare i propri debiti mediante la liquidazione del suo patrimonio, con la quale proponga di pagare solo parzialmente un debito dell’IVA attestando, sulla base dell’accertamento di un esperto indipendente, che tale debito non riceverebbe un trattamento migliore nel caso di proprio fallimento.

 

Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla lotta contro la frode che lede gli interessi finanziari dell’Unione mediante il diritto penale (prima lettura) = Dibattito orientativo/Relazione sullo stato di avanzamento dei lavori ST 12686 2016 REV 1 - 2012/0193 (OLP)

Tale documento contiene la sintesi dei risultati delle discussioni a livello di esperti sulla frode in materia di IVA e sulla sua inclusione nel progetto di direttiva relativa alla lotta contro la frode che lede gli interessi finanziari dell’Unione mediante il diritto penale (direttiva PIF). Ad esso è, altresì, allegato il progetto di testo aggiornato della direttiva.

 

Sentenza della Corte (Terza Sezione) del 12 ottobre 2016

(causa C-340/15, Christine Nigl e altri c. Finanzamt Waldviertel)

L’art. 4, par. 1 e par. 4, primo comma, della sesta direttiva 77/388/CEE, da un lato, nonché l’art. 9, par. 1, primo comma, e l’art. 10 della direttiva 2006/112/CE dall’altro lato, devono essere interpretati nel senso che vanno considerate imprese indipendenti assoggettate all’IVA diverse società semplici, autonome rispetto ai loro fornitori, alle autorità pubbliche ed entro certi limiti, ai loro clienti, e ciascuna delle quali conduce la sua produzione utilizzando essenzialmente i propri strumenti, ma le quali commercializzano gran parte dei loro prodotti utilizzando un marchio comune attraverso l’intermediazione di una società di capitali, le cui quote sono detenute dai membri di tali società semplici, nonché da altri membri della famiglia interessata. Inoltre, l’art. 25 della sesta direttiva 77/388 e l’art. 296 della direttiva 2006/112 devono essere interpretati nel senso che non ostano alla possibilità di negare l’applicazione del regime comune forfettario per i produttori agricoli, previsto in tali articoli, a diverse società semplici, considerate come imprese indipendenti soggette all’IVA che cooperano tra loro, per il fatto che una società di capitali, un’associazione di persone costituita dai membri di tali società semplici o un’associazione di persone costituita da tale società di capitali e dai membri delle suddette società semplici non potrebbe essere assoggettata a tale regime, a causa delle dimensioni della sua azienda o della sua forma giuridica, anche qualora tali società semplici non facciano parte di una categoria di produttori esclusi da tale regime forfettario, a condizione che esse, a causa dei loro rapporti con tale società o con una di tali associazioni, siano materialmente in grado di affrontare gli oneri amministrativi che discendono dai compiti derivanti dall’applicazione del regime normale o del regime semplificato IVA. In caso di esclusione del regime forfettario, in linea di principio, per tali società semplici, questa esclusione sarebbe applicabile al periodo precedente la la valutazione sulla quale è fondata la suddetta esclusione, a condizione che tale valutazione intervenga entro il termine di prescrizione dell’azione dell’amministrazione fiscale e che i suoi effetti non retroagiscano ad una data precedente rispetto a quella in cui si sono verificati gli elementi di diritto e di fatto sui quali è fondata la valutazione stessa.

 

Sentenza della Corte (Quarta Sezione)

(causa C-24/15, Josef Plöckl c. Finanzamt Schrobenhausen)

L’art. 22, par. 8, della sesta direttiva 77/388/CEE, come modificata dalla direttiva 2005/92/CE del 12 dicembre 2005, nella versione risultante dall’art. 28 nonies di tale sesta direttiva, nonché l’art. 28 quater, parte A, lett. a), primo comma, e lett. d), di detta direttiva devono essere interpretati nel senso che ostano a che l’amministrazione fiscale dello Stato membro di origine neghi l’esenzione IVA di un trasferimento intracomunitario per il motivo che il soggetto passivo non ha comunicato un numero di identificazione attribuito ai fini di tale imposta dallo Stato membro di destinazione, laddove: non sussista alcun indizio serio che deponga a favore della sussistenza di una frode; il bene sia stato trasferito a destinazione di un altro Stato membro e risultino soddisfatti anche gli altri requisiti per l’esenzione.

                                                                                                      SETTEMBRE 2016

Risoluzione del Parlamento europeo del 25 marzo 2015 sulla relazione annuale in materia di fiscalità (2014/2144(INI)), in GU C 324 del 2.9.2016, pagg. 2–13

Il Parlamento si compiace, in particolare, dell’accordo sullo scambio automatico di informazioni e delle prospettive di una sua rapida attuazione; chiede a questo proposito l’abolizione definitiva del segreto bancario all’interno dell’UE a partire da giugno 2015. Invita gli Stati membri a migliorare la cooperazione amministrativa nell’ambito dalla tassazione diretta e indiretta e delle accise, oltre che dell’assistenza reciproca per il recupero dei crediti. Incoraggia, inter alia, la Commissione ad elaborare un codice europeo dei contribuenti che illustri le migliori pratiche atte a migliorare la cooperazione e la fiducia tra amministrazioni fiscali e contribuenti, per garantire maggiore trasparenza sui diritti e i doveri dei contribuenti ed incoraggiare una cultura del servizio.

 
Sentenza della Corte (Ottava Sezione) del 15 settembre 2016

(causa C-400/15, Landkreis Potsdam-Mittelmark c. Finanzamt Brandenburg)

La Corte precisa che l’art. 1 della decisione 2004/817/CE del Consiglio, del 19 novembre 2004, che autorizza la Germania ad applicare una misura di deroga all’art. 17 della sesta direttiva 77/388/CEE in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra d’affari, deve essere interpretato nel senso che non è applicabile in una fattispecie in cui un’impresa acquisti beni o servizi che impieghi in percentuale superiore al 90% per attività non economiche non ricomprese nella sfera di applicazione dell’imposta sul valore aggiunto.

 

Sentenza della Corte di Giustizia (Quarta Sezione) del 15 settembre 2016 

(causa C-518/14, Senatex GmbH c. Finanzamt Hannover-Nord)

Con tale sentenza, la Corte di giustizia precisa che l’art. 167, l’art. 178, lett. a), l’art. 179 e l’art. 226, punto 3, della direttiva 2006/112/CE relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, devono essere interpretati nel senso che ostano ad una normativa nazionale in forza della quale la rettifica di una fattura avente ad oggetto un’indicazione obbligatoria, ossia il numero d’identificazione ai fini dell’imposta sul valore aggiunto, non produce effetto retroattivo, cosicché il diritto a detrazione di tale imposta esercitato sulla base della fattura rettificata non verte sull’anno in cui tale fattura è stata inizialmente emessa, ma sull’anno in cui tale fattura è stata rettificata.

 

Sentenza della Corte (Quarta Sezione) del 15 settembre 2016

(causa C-516/14, Barlis 06 – Investimentos Imobiliários e Turísticos SA c. Autoridade Tributária e Aduaneira)

L’art. 226 della direttiva 2006/112/CE relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, deve essere interpretato nel senso che le fatture che presentano solamente l’indicazione «servizi giuridici forniti [da una certa data] sino ad oggi» non sono conformi, a priori, ai requisiti di cui al punto 6 di tale articolo e che le fatture che presentano solamente l’indicazione «servizi giuridici forniti sino ad oggi» non sono, a priori, conformi né ai requisiti di cui al citato punto 6, a quelli previsti dal punto 7 di detto articolo. Inoltre, l’art. 178, lett. a), della direttiva 2006/112 deve essere interpretato nel senso che osta a che le autorità tributarie nazionali possano negare il diritto alla detrazione dell’IVA per il solo motivo che il soggetto passivo detiene una fattura che non soddisfa i requisiti di cui all’art. 226, punti 6 e 7, della menzionata direttiva, laddove tali autorità dispongano di tutte le informazioni necessarie per accertare che i requisiti sostanziali relativi all’esercizio del diritto in parola siano soddisfatti.


                                                                                                         AGOSTO 2016 

Risoluzione del Parlamento europeo dell’11 marzo 2015 sulla relazione annuale 2013 relativa alla tutela degli interessi finanziari dell’Unione europea — Lotta contro la frode (2014/2155(INI)), in GU C 316 del 30.8.2016
, pagg. 37–47

Il Parlamento sottolinea le proprie preoccupazioni per quanto riguarda le persistenti minacce che incombono sul bilancio dell’UE e che risultano sia dal mancato rispetto delle regole (irregolarità non fraudolente) che da infrazioni intenzionali e illeciti penali (vale a dire frodi); insiste su un rafforzamento della cooperazione tra gli Stati membri e la Commissione al fine di garantire l’adozione di misure e mezzi pertinenti e adeguati intesi a evitare e a rettificare le irregolarità non fraudolente nonché a combattere la frode. Prende atto, altresì, delle indagini svolte e del ruolo nell’OLAF in tale ambito; individua i problemi da risolvere, nonchè una serie di misure necessarie al riguardo.



                                                                                                          LUGLIO 2016


Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante misure per un livello comune elevato di sicurezza delle reti e dei sistemi informativi nell’Unione
 
PE 26 2016 INIT - 2013/027 (OLP), Strasburgo 6 luglio 2016

La presente direttiva stabilisce misure volte a conseguire un livello comune elevato di sicurezza della rete e dei sistemi informativi nell’Unione in modo tale da migliorare il funzionamento del mercato interno. A tal fine a) obbliga tutti gli Stati membri ad adottare una strategia nazionale in materia di sicurezza della rete e dei sistemi informativi; b) istituisce un gruppo di cooperazione al fine di sostenere ed agevolare la cooperazione strategica e lo scambio di informazioni tra Stati membri e di sviluppare la fiducia tra di essi; c) crea una rete di gruppi di intervento per la sicurezza informatica in caso di incidente («rete CSIRT») per contribuire allo sviluppo della fiducia tra Stati membri e promuovere una cooperazione operativa rapida ed efficace; d) stabilisce obblighi di sicurezza e di notifica per gli operatori di servizi essenziali e per i fornitori di servizi digitali; e) fa obbligo agli Stati membri di designare autorità nazionali competenti, punti di contatto unici e CSIRT con compiti connessi alla sicurezza della rete e dei sistemi informativi. In particolare il Capo III è dedicato alla cooperazione e allo scambio di informazioni tra Stati membri.
 

Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che promuove la libera circolazione dei cittadini semplificando i requisiti per la presentazione di alcuni documenti pubblici nell’Unione europea e che modifica il regolamento (UE) n. 1024/2012, PE 20 2016 init - 2013/0119 (olp), Strasburgo 6 luglio 2016

Il presente regolamento intende instituire un sistema per la semplificazione delle formalità amministrative ai fini della circolazione di documenti pubblici e delle relative copie autentiche tra Stati membri, il che consente scambi transfrontalieri di informazioni rapidi e sicuri. L’intento è quello di istituire un efficace meccanismo di cooperazione amministrativa tra le autorità designate dagli Stati membri che rafforzi la fiducia reciproca tra i Paesi UE nel mercato interno, basandosi sul sistema di informazione del mercato interno («IMI») istituito dal regolamento (UE) n. 1024/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio. In particolare si segnala il Capo IV dedicato propriamente alle richieste di informazioni e alla cooperazione amministrativa.

 

Sentenza della Corte (Nona Sezione) del 14 luglio 2016

(causa C-271/15 P, Sea Handling SpA c. Commissione)

La Corte di giustizia respinge il ricorso con il quale la Sea Handling SpA chiede l’annullamento della sentenza del Tribunale UE che a sua volta ha respinto il ricorso volto all’annullamento della decisione della Commissione, che le negava l’accesso ai documenti relativi al procedimento di controllo di aiuti di Stato; ciò in quanto ritiene sussistente la presunzione generale di riservatezza dei documenti relativi a tali procedimenti, in base alla quale la divulgazione dei documenti del fascicolo amministrativo di un procedimento di controllo degli aiuti di Stato pregiudicherebbe, in linea di principio, la tutela degli obiettivi delle attività di indagine.

 

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla «Proposta di direttiva del Consiglio recante modifica della direttiva 2011/16/UE per quanto riguarda lo scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale» [COM(2016) 25 final — 2016/0010 (CNS)] e alla «Proposta di direttiva del Consiglio recante norme contro le pratiche di elusione fiscale che incidono direttamente sul funzionamento del mercato interno» [COM(2016) 26 final — 2016/0011 (CNS)], in GU C 264 del 20.7.2016, pagg. 93–97.

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) accoglie con favore l’iniziativa della Commissione europea che propone l’attuazione uniforme, a livello degli Stati membri, delle norme contenute nel piano d’azione dell’OCSE in materia di erosione della base imponibile e trasferimento degli utili (Base Erosion and Profit Shifting — BEPS). Inoltre, esorta la Commissione ad ultimare il processo di elaborazione dell’elenco dei Paesi o territori che non rispettano gli standard di buona governance in materia fiscale.

 

Sentenza della Corte (Settima Sezione) del 28 luglio 2016

(causa C-332/15, Giuseppe Astone)

Gli artt. 167, 168, 178, l’art. 179, primo comma, e gli artt. 180 e 182 della direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, devono essere interpretati nel senso che non ostano ad una normativa nazionale, la quale preveda un termine di decadenza per l’esercizio del diritto a detrazione, purché siano rispettati i principi di equivalenza e di effettività, aspetto questo la cui verifica incombe al giudice del rinvio. Inoltre, gli artt. 168, 178, 179, 193, 206, 242, 244, 250, 252 e 273 della direttiva 2006/112 devono essere interpretati nel senso che non ostano ad una normativa nazionale, la quale permetta all’amministrazione finanziaria di negare ad un soggetto passivo il diritto alla detrazione dell’IVA, nel caso in cui sia accertato che tale soggetto ha violato in maniera fraudolenta la maggior parte degli obblighi formali che esso era tenuto ad assolvere per poter beneficiare del suddetto diritto, circostanza questa che spetta al giudice del rinvio verificare.

 

Sentenza della Corte (Quarta Sezione) del 28 luglio 2016

(causa C-534/14, Ordre des barreaux francophones et germanophone e altri, Jimmy Tessens e altri, Orde van Vlaamse Balies, Ordre des avocats du barreau d’Arlon e altri c. Conseil des ministres)

La Corte dichiara che dall’esame dell’art. 1, par. 2, e dell’art. 2, par. 1, lett. c), della direttiva 2006/112/CE, alla luce del diritto ad un ricorso effettivo e del principio della parità delle armi sanciti all’art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, non è emerso alcun elemento atto ad inficiare la validità di tali disposizioni nella parte in cui esse assoggettano all’IVA i servizi prestati dagli avvocati a individui che non beneficino del gratuito patrocinio nell’ambito di un regime nazionale di gratuito patrocinio. Inoltre, chiarisce che l’art. 9, parr. 4 e 5, della Convenzione sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale, firmata ad Aarhus il 25 giugno 1998, non può essere evocato al fine di valutare la validità dell’art. 1, par. 2, e dell’art. 2, par. 1, lett. c), della direttiva 2006/112. Infine, interpreta l’art. 132, par. 1, lett. g), della direttiva 2006/112 nel senso che i servizi prestati dagli avvocati ad individui che beneficino del gratuito patrocinio nell’ambito di un regime nazionale di gratuito patrocinio, non sono esentati dall’imposta sul valore aggiunto.

 

Regolamento (UE) 2016/1191 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 luglio 2016, che promuove la libera circolazione dei cittadini semplificando i requisiti per la presentazione di alcuni documenti pubblici nell'Unione europea e che modifica il regolamento (UE) n. 1024/2012, in GU L 200 del 26.7.2016, pagg. 1–136.

Con il presente regolamento si intende istituire un sistema per l’ulteriore semplificazione delle formalità amministrative per la circolazione di alcuni documenti pubblici e delle relative copie autentiche rilasciati da un'autorità di uno Stato membro ai fini della presentazione in un altro Stato membro.

 

Risoluzione del Parlamento europeo del 9 giugno 2016 per un’amministrazione europea aperta, efficace e indipendente (2016/2610(RSP)) e Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio per un’amministrazione dell’Unione europea aperta, efficace e indipendente.

Con la presente risoluzione, il Parlamento europeo invita la Commissione ad esaminare la proposta di regolamento ad essa allegata, relativa ad un’amministrazione dell’Unione europea aperta, efficace ed indipendente. In particolare, tale proposta mira a stabilire norme procedurali che disciplinano le attività amministrative delle istituzioni, degli organi e degli organismi dell’Unione, specie al fine di garantire il diritto ad una buona amministrazione sancito dall’art. 41 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.


                                                                                                         GIUGNO 2016

Sentenza della Corte (Ottava sezione) del 2 giugno 2016

(causa C-263/15, Lajvér Meliorációs Nonprofit Kft., Lajvér Csapadékvízrendezési Nonprofit Kft. c. Nemzeti Adó- és Vámhivatal Dél-dunántúli Regionális Adó Főigazgatósága (NAV))

Con tale sentenza il giudice di Lussemburgo precisa che l’art. 9, par. 1, della direttiva 2006/112/CE deve essere interpretato nel senso che lo sfruttamento di opere di ingegneria rurale da parte di una società commerciale senza scopo di lucro, che esercita solo in via accessoria tale attività di natura professionale produttrice di reddito, costituisce un’attività economica ai sensi di tale disposizione nonostante, da un lato, tali opere siano state finanziate in misura considerevole mediante aiuti di Stato e, dall’altro, il loro sfruttamento generi solo introiti derivanti dal versamento di un canone di modesta entità, che abbia un carattere di stabilità in ragione della prevista durata di riscossione. Inoltre, l’art. 24 della direttiva 2006/112 deve essere interpretato nel senso che tale sfruttamento consiste nella realizzazione di prestazioni di servizi effettuate a titolo oneroso, in ragione del fatto che esse hanno un nesso diretto con il canone percepito o da percepire, purché tale canone di importo ridotto costituisca il controvalore del servizio fornito e nonostante la circostanza che tali prestazioni costituiscano l’adempimento di obblighi di legge.

 

Sentenza della Corte (Prima sezione) del 2 giugno 2016

(cause riunite C-226/14 e C-228/14, Eurogate Distribution GmbH c.  Hauptzollamt Hamburg-Stadt e DHL Hub Leipzig GmbH c. Hauptzollamt Braunschweig)

L’art. 7, par. 3, della sesta direttiva 77/388/CEE come modificata dalla direttiva 2004/66/CE deve essere interpretato nel senso che l’imposta sul valore aggiunto su merci riesportate come non comunitarie non è dovuta allorché quest’ultime non sono state svincolate dai regimi doganali previsti alla menzionata disposizione alla data della loro riesportazione, ma sono state svincolate dai regimi in parola a motivo di quest’ultima, e ciò anche se un’obbligazione doganale è sorta esclusivamente in forza dell’art. 204 del regolamento (CEE) n. 2913/92 che istituisce un codice doganale comunitario. Inoltre, l’art. 236, par. 1, del regolamento n. 2913/92 deve essere interpretato nel senso che, giacché l’IVA su merci riesportate come non comunitarie non è dovuta allorché dette merci non sono state svincolate dai regimi doganali previsti all’art. 61 della direttiva menzionata, e ciò anche se un’obbligazione doganale è sorta esclusivamente in forza del citato art. 204, non vi sono debitori dell’imposta sul valore aggiunto. Infine, l’art. 236 del suddetto codice deve essere interpretato nel senso che non può essere applicato nelle situazioni riguardanti il rimborso dell’IVA.

 

Direttiva (UE) 2016/881 del Consiglio, del 25 maggio 2016, recante modifica della direttiva 2011/16/UE per quanto riguarda lo scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale, in GU L 146 del 3.6.2016, pagg. 8–21.

Con la presente direttiva, il Legislatore europeo interviene, in particolare, a definire l’ambito di applicazione e le condizioni dello scambio automatico obbligatorio di informazioni in materia di rendicontazione Paese per Paese ex art. 8 bis bis e rimette agli Stati membri la scelta delle sanzioni applicabili in caso di violazione delle disposizioni nazionali adottate in applicazione dell’art. 8 bis bis

 

Sentenza della Corte (Decima sezione) del 16 giugno 2016

(causa C-229/15, Minister Finansów c. Jan Mateusiak)

La Corte di giustizia precisa che l’art. 18, lett. c), della direttiva 2006/112/CE deve essere interpretato nel senso che, in caso di cessazione dell’attività economica imponibile di un soggetto passivo, il possesso di beni da parte di quest’ultimo, allorché tali beni hanno dato diritto ad una detrazione dell’imposta sul valore aggiunto al momento del loro acquisto, può essere assimilato ad una cessione di beni effettuata a titolo oneroso e soggetta all’IVA, se il periodo di rettifica previsto dall’art. 187 della direttiva 2006/112, come modificata dalla direttiva 2009/162, è scaduto.

 

Sentenza della Corte (Ottava Sezione) del 16 giugno 2016

(causa C-186/15, Kreissparkasse Wiedenbrück c. Finanzamt Wiedenbrück)

La Corte di Lussemburgo interpreta l’art. 175, par. 1, della direttiva 2006/112/CE nel senso che gli Stati membri non sono tenuti ad applicare la regola di arrotondamento prevista da tale disposizione quando il prorata di detrazione è calcolato secondo uno dei metodi derogatori di cui all’art. 173, par. 2, di detta direttiva; inoltre, interpreta gli artt. 184 ss. della direttiva 2006/112 nel senso che, quando il prorata di detrazione è stato calcolato, ai sensi delle rispettive normative nazionali, in base ad uno dei metodi previsti all’art. 173, par. 2, di detta direttiva o all’art. 17, par. 5, terzo comma, della sesta direttiva 77/388/CEE, gli Stati UE sono tenuti ad applicare la regola di arrotondamento di cui all’art. 175, par. 1, della direttiva 2006/112, in caso di rettifica, soltanto nell’ipotesi in cui tale regola sia stata applicata per determinare l’importo iniziale della detrazione.

 

Sentenza della Corte (Quarta Sezione) del 9 giugno 2016

(causa C-332/14, Wolfgang und Dr. Wilfried Rey Grundstücksgemeinschaft GbR c. Finanzamt Krefeld)

L’art. 17, par. 5, della sesta direttiva 77/388/CEE deve essere interpretato nel senso che, qualora un immobile sia utilizzato, a valle, per realizzare talune operazioni che danno diritto a detrazione ed altre che non vi danno diritto, gli Stati membri non hanno l’obbligo di imporre che i beni e i servizi utilizzati, a monte, per la costruzione, l’acquisizione, l’utilizzo, la conservazione o la manutenzione di tale immobile, in un primo momento, siano imputati a tali diverse operazioni, qualora una siffatta imputazione sia difficilmente realizzabile, affinché, in un secondo momento, venga determinato unicamente il diritto a detrazione derivante da quei beni e servizi utilizzati sia per talune operazioni che danno diritto a detrazione sia per altre che non vi danno diritto, applicando un criterio di ripartizione fondato sul volume d’affari oppure, a condizione che questo metodo garantisca una determinazione più precisa del prorata di detrazione, in base alla superficie. Inoltre, l’art. 20 della sesta direttiva deve essere interpretato nel senso che impone che si proceda alla rettifica delle detrazioni dell’IVA operate a titolo dei beni o dei servizi rientranti nell’art. 17, par. 5, di detta direttiva, a seguito dell’adozione, intervenuta durante il periodo di rettifica considerato, di un criterio di ripartizione di tale imposta utilizzato per il calcolo di tali detrazioni in deroga al metodo di determinazione del diritto a detrazione previsto dalla medesima direttiva. Infine, i principi generali del diritto dell’Unione europea di certezza del diritto e di tutela del legittimo affidamento devono essere interpretati nel senso che non ostano ad una normativa nazionale applicabile, la quale non prescriva espressamente la rettifica dell’imposta pagata a monte, a seguito della modifica del criterio di ripartizione dell’IVA utilizzato per il calcolo di alcune detrazioni, né preveda un regime transitorio nonostante la ripartizione dell’imposta pagata a monte operata dal soggetto passivo secondo il criterio di ripartizione applicabile prima di tale modifica sia stata riconosciuta in via generale come ragionevole dal giudice supremo.

 

Sentenza della Corte (Decima Sezione) del 22 giugno 2016

(causa C-267/15, Gemeente Woerden c. Staatsecretaris van Financiën)

La Corte di giustizia precisa che la direttiva 2006/112/CE relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, deve essere interpretata nel senso che in circostanze in cui il soggetto passivo ha fatto costruire un edificio e lo ha venduto ad un prezzo inferiore ai costi di costruzione, egli ha diritto alla detrazione dell’integralità dell’IVA assolta per la costruzione e non soltanto alla detrazione parziale di detta imposta, in proporzione alle parti dell’edificio de quo che l’acquirente destina ad attività economiche. Inoltre, aggiunge, che il fatto che tale acquirente ceda gratuitamente l’utilizzo di una parte dell’edificio di cui trattasi ad un terzo, non ha al riguardo alcun rilievo.

 

Sentenza della Corte (Prima Sezione) del 22 giugno 2016

(causa C-11/15, Odvolací finanční ředitelství c. Český rozhlas)

Secondo la Corte, l’art. 2, punto 1, della sesta direttiva 77/388/CEE, deve essere interpretato nel senso che un’attività di radiodiffusione pubblica, finanziata mediante un canone legale obbligatorio versato dai proprietari o dai detentori di un ricevitore radiofonico ed esercitata da una società di radiodiffusione istituita dalla legge non costituisce una prestazione di servizi «effettuata a titolo oneroso», ai sensi di tale disposizione, e non rientra, quindi, nell’ambito di applicazione di tale direttiva.

 

Si segnala:

Decisione (UE) 2016/979 del Consiglio, del 20 maggio 2016, relativa all’adesione della Croazia alla convenzione stabilita in base all’articolo K.3 del trattato sull’Unione europea relativa alla mutua assistenza e alla cooperazione tra amministrazioni doganali, in GU L 161 del 18.6.2016, pagg. 35–36.

 

                                                                                                                 
                                                                                                          MAGGIO 2016


Sentenza della Corte di Giustizia (Quinta Sezione) del 12 maggio 2016 

(causa C-520/14, Gemeente Borsele c. Staatssecretaris van Financiën e Staatssecretaris van Financiën c. Gemeente Borsele)

Con tale sentenza la Corte di Giustizia precisa che l’art. 9, par. 1, della direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, deve essere interpretato nel senso che un ente territoriale, che fornisce un servizio di trasporto scolastico, non esercita un’attività economica e non ha, quindi, la qualità di soggetto passivo.

 

Sentenza della Corte di Giustizia (Seconda Sezione) del 26 maggio 2016

(causa C-607/14, Bookit Ltd c. Commissioners for Her Majesty’s Revenue and Customs)

La Corte, in sede di rinvio pregiudiziale, precisa che l’art. 135, par. 1, lett. d), della direttiva 2006/112/CE del Consiglio relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, deve essere interpretato nel senso che l’esenzione dall’IVA in esso prevista per le operazioni relative ai pagamenti e ai giroconti non si applica ad un servizio “di elaborazione del pagamento tramite carta di debito o carta di credito”, effettuato da un soggetto passivo, prestatore di tale servizio, allorché una persona acquista, tramite detto prestatore, un biglietto del cinema che vende a nome e per conto di un’altra entità, indipendentemente dal fatto che tale persona paghi tramite carta di debito o carta di credito.

 

Sentenza della Corte di Giustizia (Seconda sezione) del 26 maggio 2016

(causa C- 550/14, Envirotec Denmark ApS c. Skatteministeriet)

Con tale sentenza la Corte di Giustizia chiarisce che l’art. 198, par. 2, della direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, deve essere interpretato nel senso che si applica ad una cessione di lingotti, costituiti da una lega casuale e grezza ottenuta con la fusione di avanzi e vari oggetti metallici contenenti oro, nonché di altri metalli, materiali e sostanze, e dotati, secondo il lingotto, di un tenore d’oro all’incirca di 500 o 600 millesimi.

 

Direttiva (UE) 2016/856 del Consiglio, del 25 maggio 2016, che modifica la direttiva 2006/112/CE relativa al sistema comune di imposta sul valore aggiunto per quanto riguarda la durata dell'obbligo di applicazione di un’aliquota normale minima, in GU L 142 del 31.5.2016, pagg. 12–13.

Con la presente direttiva si precisa che a decorrere dal 1° gennaio 2016 e fino al 31 dicembre 2017 l’aliquota normale non può essere inferiore al 15 %.
 


                                                                                                           APRILE 2016


Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Piano d’azione dell’UE per l’eGovernment 2016-2020 “Accelerare la trasformazione digitale della pubblica amministrazione”
,
COM/2016/0179 final, del 18.4.2016
.

Con tale Comunicazione la Commissione delinea il piano d’azione per l’eGovernment, al fine di promuovere la modernizzazione della pubblica amministrazione nell’Unione europea, per migliorare la qualità dei servizi ed aumentare l’efficienza interna del settore pubblico. A tal uopo, l’utilizzo delle tecnologie digitali è considerato parte integrante della strategia di modernizzazione, riducendo gli oneri amministrativi per imprese e cittadini, velocizzando la loro interazione con la pubblica amministrazione e rendendola più efficiente, agevole e trasparente.

 

Sentenza della Corte di Giustizia (Seconda Sezione) del 7 aprile 2016 

(causa C-546/15, Degano Trasporti S.a.s. di Ferruccio Degano & C. c. Pubblico Ministero presso il Tribunale di Udine)

Con tale sentenza, la Corte di giustizia precisa che l’art. 4, par. 3, TUE, nonché gli artt. 2, 250, par. 1, e 273 della direttiva 2006/112/CE relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, non ostano ad una normativa nazionale interpretata nel senso che un imprenditore in stato di insolvenza può presentare ad un giudice una domanda di apertura di una procedura di concordato preventivo, al fine di saldare i propri debiti mediante la liquidazione del suo patrimonio, con la quale proponga di pagare solo parzialmente un debito dell’IVA attestando, sulla base dell’accertamento di un esperto indipendente, che tale debito non riceverebbe un trattamento migliore nel caso di proprio fallimento.

 

Parere del Comitato economico e sociale europeo «Proposta di direttiva del Consiglio che modifica la direttiva 2006/112/CE relativa al sistema comune di imposta sul valore aggiunto, in relazione alla durata dell’obbligo di applicazione di un’aliquota normale minima», COM(2015) 646 final — 2015/0296 (CNS), in GU C 133 del 14.4.2016, pagg. 23–24.

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) approva la proposta di direttiva della Commissione, che proroga l’applicazione dell’attuale aliquota normale minima dell’IVA; pertanto, il livello dell’aliquota minima rimane invariato rispetto al passato, ossia al 15 % e viene prorogato di due anni a partire dal 2016.

 

Sentenza della Corte (Prima Sezione) del 28 aprile 2016

(causa C-128/14, Staatssecretaris van Financiën c. Het Oudeland Beheer BV)

L’art. 11, parte A, par. 1, lett. b), della sesta direttiva 77/388/CEE, come modificata dalla direttiva 95/7/CE deve essere interpretato nel senso che il valore di un diritto reale che attribuisce al suo titolare un potere di uso su di un bene immobile e i costi del completamento dell’edificio per uffici costruito sul terreno interessato possono essere inclusi nella base imponibile di una cessione, ai sensi dell’art. 5, par. 7, lett. a), della menzionata direttiva, come modificata, quando il soggetto passivo ha già assolto l’IVA relativa a detto valore e a detti costi, ma l’ha del pari detratta immediatamente ed integralmente. Inoltre, nel caso in cui un terreno ed un fabbricato in corso di costruzione sul medesimo terreno sono stati acquisiti attraverso la costituzione di un diritto reale che attribuisce al suo titolare un potere di uso su tali beni immobili, il medesimo articolo deve essere interpretato nel senso che il valore del menzionato diritto reale che va considerato nella base imponibile di una cessione, ai sensi dell’art. 5, par. 7, lett. a), della citata direttiva, corrisponde al valore degli importi da pagare a titolo di corrispettivo ogni anno nel corso della durata del contratto d’enfiteusi che costituisce suddetto diritto reale ancora da compiersi, rettificati o capitalizzati con il medesimo metodo utilizzato per determinare il valore della costituzione del diritto d’enfiteusi.

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio e al Comitato economico e sociale europeo su un piano d’azione sull’Iva verso uno spazio unico europeo dell’Iva - il momento delle scelte, COM/2016/0148 final, del 7.4.2016.

Con il presente piano d’azione, la Commissione definisce l’iter per la creazione di uno spazio unico europeo dell’IVA che possa sostenere un mercato unico più approfondito ed equo, che che sia adeguato al XXI secolo, contribuendo ad incentivare l’occupazione, la crescita, gli investimenti e la concorrenza.  

     
                                                                                                          MARZO 2016


Regolamento di esecuzione (UE) 2016/323 della Commissione, del 24 febbraio 2016, che stabilisce le modalità di cooperazione e di scambio di informazioni tra gli Stati membri per quanto riguarda i prodotti in sospensione dall’accisa a norma del regolamento (UE) n. 389/2012 del Consiglio, in GU L 66 dell' 11.3.2016, pagg. 1–82.

Con tale regolamento, ai fini della cooperazione e dello scambio di informazioni tra gli Stati membri per quanto riguarda i prodotti in sospensione dall’accisa, la Commissione prevede, in particolare, le norme e le procedure che devono essere utilizzate dalle autorità competenti per lo scambio di documenti di assistenza amministrativa reciproca e di riserva, nonché la struttura e il contenuto delle comunicazioni.

 

Sentenza della Corte (Prima sezione) del 17 marzo 2016

(causa C-40/15, Minister Finansów c. Aspiro SA)

Con tale sentenza la Corte di giustizia precisa che l’art. 135, par. 1, lett. a), della direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, deve essere interpretato nel senso che i servizi di liquidazione di sinistri forniti da un terzo in nome e per conto di un’impresa di assicurazione, non rientrano nell’esenzione prevista da tale disposizione.

 

Relazione speciale n. 24/2015 — «Lotta alle frodi nel campo dell’IVA intracomunitaria: sono necessari ulteriori interventi», in GU C 89 del 5.3.2016, pagg. 7–7.

In tale relazione la Corte dei Conti prende atto che l’attuale sistema dell’UE per combattere le frodi concernenti l’IVA intracomunitaria non è efficace, in quanto: mancano controlli incrociati tra Stati membri, dei dati doganali e fiscali; le informazioni oggetto di scambio sono spesso inesatte, incomplete e non tempestive; vi è, inoltre, scarsa collaborazione, nonché sovrapposizioni di competenze fra autorità amministrative e giudiziarie, preposte all’applicazione della legge. Pertanto, la Corte invita gli Stati membri, il Parlamento europeo e la Commissione ad intervenire sui punti elencati al fine di migliorare il sistema attuale.

 

Si segnala il Decreto legislativo dell’11 febbraio 2016, n. 24 Attuazione delle direttive 2013/42/UE e 2013/43/UE del Consiglio, del 22 luglio 2013, che istituiscono un meccanismo di reazione rapida contro le frodi in materia di IVA e prevedono l’applicazione facoltativa e temporanea del meccanismo dell'inversione contabile a determinate operazioni a rischio frodi, del 3 marzo 2016, in GU Serie Generale n. 52 del 3-3-2016.

    
                                                                                                          FEBBRAIO 2016


Risoluzione del Parlamento europeo del 21 maggio 2013 sulla lotta contro la frode fiscale, l’evasione fiscale e i paradisi fiscali (2013/2060(INI))
, in GU C 55 del 12.2.2016, pagg. 54-65.

Con tale Risoluzione, il Parlamento europeo chiede agli Stati membri di impegnarsi nei confronti dell’ambizioso obiettivo di ridurre almeno della metà la perdita di gettito fiscale entro il 2020, e alla Commissione di sviluppare una strategia globale basata su azioni legislative concrete nel quadro dei trattati vigenti, al fine di colmare la perdita di gettito fiscale nell’UE.

 

Sentenza della Corte di Giustizia (Prima Sezione) del 25 febbraio 2016 

(causa C-22/15, Commissione c. Paesi Bassi)

Con tale sentenza, la Corte di giustizia ha ritenuto la disciplina olandese non conforme alla normativa dell’Unione relativa all’IVA, laddove obbliga gli Stati membri a concedere un’esenzione per talune prestazioni di servizi strettamente connesse con la pratica dello sport o dell’educazione fisica, fornite da organismi senza fini di lucro alle persone che esercitano lo sport o l'educazione fisica. Non ha, infatti, ritenuto assimilabili a tali prestazioni e, dunque, esenti IVA i servizi di noleggio di posti ormeggio e deposito per imbarcazioni, resi ai soci di associazioni nautiche (non profit) che fanno un uso soltanto ricreativo o addirittura soltanto in loco, senza lasciare l’ormeggio, dell’imbarcazione situata nel posto barca noleggiato.

 

Risoluzione del Parlamento europeo del 3 luglio 2013 sulla relazione annuale 2011 sulla tutela degli interessi finanziari dell'Unione europea — Lotta contro la frode (2012/2285(INI)) in GU C 75 del 26.2.2016, pagg. 88–100.

Con tale risoluzione, il Parlamento sottolinea che la Commissione e gli Stati membri sono tenuti alla lotta contro la frode e le altre attività illegali che ledono gli interessi finanziari dell’Unione, garantendone la protezione sia a livello di riscossione delle entrate dell’UE, sia a livello di spesa. In particolare, invita la Commissione a monitorare l’efficacia dei sistemi di supervisione e di controllo degli Stati membri e ad assicurare che le informazioni fornite in relazione al livello di irregolarità nei Paesi UE riflettano la situazione reale.

 

Si segnala

Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 17 aprile 2013 sulla proposta di direttiva del Consiglio recante modifica della direttiva 2006/112/CE relativa al sistema comune d'imposta sul valore aggiunto per quanto riguarda il trattamento dei buoni (COM(2012)0206 — C7-0127/2012 — 2012/0102(CNS), in GU C 45 del 5.2.2016, pagg. 173-179.


Raccomandazione (UE) 2016/136 della Commissione, del 28 gennaio 2016, relativa all’attuazione di misure contro l’abuso dei trattati fiscali [notificata con il numero C(2016) 271], in GU L 25 del 2.2.2016, pagg. 67-68.

 

 

                                                                                                          GENNAIO 2016


Sentenza della Corte (Quinta sezione) del 21 gennaio 2016

(causa C-335/14, Les Jardins de Jouvence SCRL c. Stato belga)

La Corte di giustizia chiarisce che l’art. 13, parte A, par. 1, lett. g), della sesta direttiva 77/388/CEE deve essere interpretato nel senso che, tra le prestazioni fornite da un centro residenziale per anziani, il cui carattere sociale deve essere valutato dal giudice del rinvio, quelle consistenti nel mettere a disposizione alloggi adatti a persone anziane possono beneficiare dell’esenzione prevista da tale disposizione. Inoltre, anche le altre prestazioni fornite da tale centro possono beneficiare dell’esenzione, purché, in particolare, siano volte a garantire sostegno e cura alle persone anziane e corrispondano a quelle offerte anche dalle case di risposo conformemente alla legislazione nazionale in questione. Infine, la Corte precisa che non rileva, al riguardo, che il gestore di un centro residenziale per anziani benefici o meno di sovvenzioni o di qualsiasi altra forma di vantaggio o di partecipazione finanziaria da parte delle autorità pubbliche.

 

Si segnala:

Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 7 febbraio 2013 sulla proposta di direttiva del Consiglio che modifica la direttiva 2006/112/CE relativa al sistema comune d'imposta sul valore aggiunto per quanto riguarda un meccanismo di reazione rapida contro le frodi in materia di IVA (COM(2012)0428 — C7-0260/2012 — 2012/0205(CNS)), in GU C 24 del 22.1.2016, pagg. 269–276.

 

Decisione n. 2/2016 del Comitato misto UE-Svizzera, del 3 dicembre 2015, che modifica il protocollo n. 3 dell'accordo tra la Comunità economica europea e la Confederazione svizzera relativo alla definizione della nozione di «prodotti originari» e ai metodi di cooperazione amministrativa [2016/121], in GU L 23 del 29.1.2016, pagg. 79–81.