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La cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale

cooperazione penale

La cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale

Sezione curata da Daniela Fanciullo

 

La cooperazione giudiziaria in materia penale (artt. 82-86 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea) è fondata sul principio del reciproco riconoscimento delle sentenze e delle decisioni giudiziarie ed include il ravvicinamento delle disposizioni legislative e regolamentari degli Stati membri. L’attuazione di tali principi può realizzarsi efficacemente soltanto in uno “spirito di fiducia” tra gli Stati membri dell’Unione europea, che consenta alle autorità giudiziarie (nonché, più in generale, ai soggetti coinvolti nel procedimento penale) di considerare le decisioni adottate negli altri Stati membri come “equivalenti” alle proprie. Per facilitare il riconoscimento reciproco delle sentenze e delle decisioni giudiziarie e la cooperazione di polizia e giudiziaria nelle materie penali aventi dimensione transnazionale, l’art. 82 del TFUE consente di adottare “norme minime comuni”, tra l’altro, nei settori della ammissibilità reciproca delle prove tra gli Stati membri; dei diritti della persona nella procedura penale; dei diritti delle vittime della criminalità. Le stesse “norme minime” possono, poi, essere stabilite in merito alla definizione dei reati e delle sanzioni in materia di terrorismo, tratta degli esseri umani e sfruttamento sessuale delle donne e dei minori, traffico illecito di stupefacenti, traffico illecito di armi, riciclaggio di denaro, corruzione, contraffazione di mezzi di pagamento, criminalità informatica e criminalità organizzata. Sul piano operativo la prevista istituzione di una “Procura europea a partire da Eurojust”  - avente l’obiettivo, tra gli altri, di incrementare l’efficienza delle indagini e dell’azione penale per i reati che ledono gli interessi finanziari dell’Unione europea – ha dovuto misurarsi  con le forti  resistenze manifestate da parte degli Stati  rispetto alla proposta di regolamento del Consiglio del 17 luglio 2013 con la conseguenziale opzione per  la cooperazione rafforzata.
La cooperazione di polizia “associa” – ai sensi dell’art. 87 del TFUE – tutte le autorità competenti degli Stati membri, ivi compresi i servizi di polizia, i servizi delle dogane e altri servizi incaricati dell'applicazione della legge specializzati nel settore della prevenzione o dell'individuazione dei reati e delle relative indagini. Alla realizzazione di tali obiettivi contribuisce, tra gli altri, Europol, che ha “il compito di sostenere e potenziare l'azione delle autorità di polizia e degli altri servizi incaricati dell'applicazione della legge degli Stati membri e la reciproca collaborazione nella prevenzione e lotta contro la criminalità grave che interessa due o più Stati membri, il terrorismo e le forme di criminalità che ledono un interesse comune oggetto di una politica dell'Unione” (art. 88).
Nella presente sezione è monitorata l'attività delle Istituzioni europee (in particolare, emanazione di atti di diritto derivato, adozione di atti preparatori, pronunce della Corte di giustizia dell'Unione europea) sugli aspetti sopra descritti, a partire da gennaio 2013.
Per l'invio di contributi: slsg@unisa.it

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Police and Judicial Cooperation in criminal matters

Section by Daniela Fanciullo


Judicial cooperation in criminal matters
(Articles 82-86 of the Treaty on the Functioning of the European Union) is based on the principle of mutual recognition of judgments and judicial decisions and includes the approximation of the laws and regulations of the Member States. The implementation of these principles can only be effectively achieved in a "spirit of trust" among the Member States of the European Union, allowing judicial authorities (and, more generally, all those involved in criminal proceedings) to treat decisions taken in other Member States as "equivalent" to their own. To facilitate the mutual recognition of judgments and judicial decisions as well as police and judicial cooperation in criminal matters with a transnational dimension, Article 82 TFEU allows for the adoption of common “minimum rules”, amongst others, in the areas of mutual admissibility of evidence between Member States; the rights of individuals in criminal procedure; the rights of victims of crime. The same "minimum rules" can also be established with regard to the definition of offences and sanctions in relation to terrorism, human-trafficking and sexual exploitation of women and children, illicit drug trafficking, illicit arms trafficking, money laundering, corruption, counterfeiting of means of payment, computer crime and organized crime. On the operational level, the planned establishment of a "European Public Prosecutor's Office from Eurojust" - with the aim, among other things, of increasing the efficiency of investigations and prosecutions for offences affecting the financial interests of the European Union - had to contend with the strong resistance shown by the States to the draft Council Regulation of 17 July 2013 and the consequent choice of enhanced cooperation.

Police cooperation "associates" - within the meaning of art. 87 TFEU - all competent authorities in the Member States, including police, customs and other law-enforcement services specializing in the prevention, detection and investigation of criminal offences. Europol's task is “to support and strengthen action by the Member States' police authorities and other law enforcement services and their mutual cooperation in preventing and combating serious crime affecting two or more Member States, terrorism and forms of crime which affect a common interest covered by a Union policy” (Article 88).
This section monitors the activities of the European institutions (in particular, secondary legislation, preparatory acts, judgments of the Court of Justice of the European Union) on the above aspects, starting from January 2013.
To send contributions, write to: slsg@unisa.it



OTTOBRE 2017

 

Council Regulation (EU) 2017/1939 of 12 October 2017 implementing enhanced cooperation on the establishment of the European Public Prosecutor’s Office (‘the EPPO’), OJ L 283, 31 October 2017, pp. 1–71

 

Regolamento (UE) 2017/1939 del Consiglio, del 12 ottobre 2017, relativo all’attuazione di una cooperazione rafforzata sull’istituzione della Procura europea («EPPO»), in GUUE L 283 del 31 ottobre 2017, pp. 1-71

Il regolamento istituisce – ex art. 86 del TFUE – la Procura europea, competente ad individuare, perseguire e portare in giudizio gli autori dei reati che ledono gli interessi finanziari dell’Unione e i loro complici. Tale organo svolge indagini, esercita l’azione penale ed esplica le funzioni di pubblico ministero dinanzi agli organi giurisdizionali competenti degli Stati membri fino alla pronuncia del provvedimento definitivo.


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Judgment of the Court (Fifth Chamber), 12 October 2017

(Criminal proceedings against Franck Sleutjes, case C-278/16, ECLI:EU:C:2017:757)

 

Corte di giustizia (Quinta Sezione), sentenza del 12 ottobre 2017

(Procedimento penale a carico di Franck Sleutjes, causa C-278/16, ECLI:EU:C:2017:757)

La Corte di giustizia si pronuncia sull’interpretazione dell’art. 3 della direttiva 2010/64/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 ottobre 2010, sul diritto all’interpretazione e alla traduzione nei procedimenti penali. Tra i “documenti fondamentali” dei quali, ai sensi della richiamata disposizione, deve essere garantita una traduzione scritta agli indagati o agli imputati che non comprendono la lingua del procedimento, rientra anche il decreto previsto dal diritto nazionale al fine di sanzionare reati minori ed emesso da un giudice al termine di un procedimento unilaterale semplificato.


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Commission Notice — Handbook on how to issue and execute a European arrest warrant, OJ C 335, 6 October 2017, pp. 1-83

 

Comunicazione della Commissione — Manuale sull'emissione e l'esecuzione del mandato d’arresto europeo, GUUE C 335 del 6 ottobre 2017, pp. 1-83

La Commissione europea ha aggiornato e rivisto il manuale sull’emissione di un mandato di arresto europeo, pubblicato dal Consiglio nel 2008. La nuova versione del manuale, che tiene conto dell’esperienza acquisita nel corso degli ultimi 13 anni in merito all’applicazione del m.a.e., persegue l’obiettivo di essere più completa e fruibile per gli utenti.

 

 

 

SETTEMBRE 2017 

Judgment of the Court (Fifth Chamber), 21 September 2017
(Trayan Beshkov v. Sofiyska rayonna prokuratura, case C-17/16 ECLI:EU:C:2017:710)


Corte di giustizia (Quinta Sezione), sentenza del 21 settembre 2017
(Trayan Beshkov c. Sofiyska rayonna prokuratura
causa C-171/16ECLI:EU:C:2017:710)

La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione della decisione quadro 2008/675/GAI del Consiglio, del 24 luglio 2008, relativa alla considerazione delle decisioni di condanna fra Stati membri dell’Unione europea in occasione di un nuovo procedimento penale. La Corte di giustizia chiarisce, tra l’altro, che tale decisione quadro è “applicabile a un procedimento nazionale volto a imporre, ai fini dell’esecuzione, una pena detentiva cumulativa che tiene conto della pena inflitta a una persona dal giudice nazionale e altresì di quella imposta nell’ambito di una condanna anteriore pronunciata da un giudice di un altro Stato membro nei confronti della medesima persona per fatti diversi”.

 
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Report from the Commission to the European Parliament and the Council assessing the extent to which the Member States have taken the necessary measures in order to comply with Directive 2013/40/EU on attacks against information systems and replacing Council Framework Decision 2005/222/JHA, COM(2017) 474 final, Bruxelles, 13.9.2017

Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio che valuta in che misura gli Stati membri hanno adottato le misure necessarie per conformarsi alla direttiva 2013/40/UE relativa agli attacchi contro i sistemi di informazione e che sostituisce la decisione quadro 2005/222/GAI del Consiglio, COM(2017) 474 final, Bruxelles, 13.9.2017

La Commissione fa il punto sullo stato di attuazione della direttiva 2013/40/UE relativa agli attacchi contro i sistemi di informazione e che sostituisce la decisione quadro 2005/222/GAI del Consiglio. Pur riconoscendo i notevoli sforzi compiuti dagli Stati membri per adeguarsi alla citata direttiva, la Commissione europea evidenzia alcune criticità relative, ad esempio, alla previsione di norme comuni in materia di sanzioni per gli attacchi informatici.



AGOSTO 2017

 

Corte di giustizia (Quinta Sezione), sentenza del 10 agosto 2017, causa C-271/17 PPU, Sławomir Andrzej Zdziaszek, ECLI:EU:C:2017:629

La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’art. 4 bis, par. 1, della decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio relativa al mandato d’arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri come modificata dalla decisione quadro 2009/299/GAI. Secondo la Corte di giustizia, adita con procedimento pregiudiziale d’urgenza, la nozione di “processo terminato con la decisione” – di cui al richiamato articolo – “dev’essere interpretata nel senso che essa riguarda non solo il giudizio che ha dato luogo alla decisione in appello (…) ma anche un procedimento successivo (…) in esito al quale è intervenuta la decisione che ha modificato definitivamente l’entità della pena inizialmente inflitta, nei limiti in cui l’autorità che ha adottato quest’ultima decisione abbia beneficiato a tale riguardo di un certo potere discrezionale”. Inoltre, “(…) nel caso in cui l’interessato non sia comparso personalmente al procedimento rilevante o, eventualmente, ai procedimenti rilevanti ai fini dell’applicazione dell’articolo 4 bis, paragrafo 1, (…), e in cui né le informazioni contenute nel modulo recante il modello di mandato d’arresto europeo (…) né quelle ottenute in applicazione dell’articolo 15, paragrafo 2, della stessa decisione quadro, (…) forniscano elementi sufficienti per dimostrare l’esistenza di una delle situazioni contemplate all’articolo 4 bis (…) l’autorità giudiziaria dell’esecuzione dispone della facoltà di rifiutarsi di eseguire il mandato d’arresto europeo”.

 

Corte di giustizia (Quinta Sezione), sentenza del 10 agosto 2017, causa C-270/17 PPU, Tadas Tupikas, ECLI:EU:C:2017:628

La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’art. 4 bis, par. 1, della decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio relativa al mandato d’arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri, come modificata dalla decisione quadro 2009/299/GAI. Con la sentenza de qua la Corte di giustizia chiarisce ulteriormente la nozione di “processo terminato con la decisione” ai sensi del citato articolo: “[q]ualora lo Stato membro di emissione abbia previsto una procedura penale che comporti diversi gradi di giudizio e che possa quindi dare luogo a decisioni giudiziarie in successione tra loro, almeno una delle quali sia stata resa in contumacia, la nozione di «processo terminato con la decisione» (…) deve essere interpretata nel senso che essa riguarda il solo grado di giudizio all’esito del quale è stata emessa la decisione che ha statuito definitivamente sulla colpevolezza dell’interessato nonché sulla sua condanna ad una pena, quale una misura privativa della libertà, in seguito ad un nuovo esame del merito della causa tanto in fatto quanto in diritto”.


LUGLIO 2017

Direttiva (UE) 2017/1371 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2017, relativa alla lotta contro la frode che lede gli interessi finanziari dell'Unione mediante il diritto penale, in GUUE L 198 del 28 luglio 2017, pp. 29-41

La direttiva stabilisce – ex art. 83 del TFUE – norme minime riguardo alla definizione di reati e di sanzioni in materia di lotta contro la frode e le altre attività illegali che ledono gli interessi finanziari dell’Unione, al fine di rafforzare la protezione contro i reati che ledono tali interessi. Come si legge al considerando n. 1, la tutela degli interessi finanziari dell’Unione riguarda non solo la gestione degli stanziamenti di bilancio, ma qualsiasi misura che incida (o che minacci di incidere) negativamente sul suo patrimonio e su quello degli Stati membri, nella misura in cui è di interesse per le politiche dell’Unione. Gli Stati membri dovranno recepire la direttiva entro il 6 luglio 2019.

 

GIUGNO 2017


Corte di giustizia (Quinta Sezione), sentenza del 29 giugno 2017, causa C579/15, Openbaar Ministerie c. Daniel Adam Popławski, ECLI:EU:C:2017:503

La sentenza concerne l’interpretazione dell’articolo 4, punto 6, della decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa al mandato d’arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri. Le questioni pregiudiziali vertono sulla conformità, rispetto alla decisione quadro 2002/584, di una normativa nazionale non più in vigore a seguito della sua abrogazione e della sua sostituzione con misure nazionali volte all’attuazione della decisione quadro 2008/909.



MAGGIO 2017


Decisione (UE) 2017/865 del Consiglio, dell'11 maggio 2017, relativa alla firma, a nome dell'Unione europea, della convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica per quanto riguarda la cooperazione giudiziaria in materia penale, in GUUE L 131 del 20.05.2017, pp. 11-12

Con la decisione de qua viene autorizzata, a nome dell'Unione europea, la firma della convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica per quanto riguarda la cooperazione giudiziaria in materia penale.


APRILE 2017


Non vi sono aggiornamenti normativi e giurisprudenziali.
 

MARZO 2017

 

Direttiva (UE) 2017/541 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 marzo 2017, sulla lotta contro il terrorismo e che sostituisce la decisione quadro 2002/475/GAIdel Consiglio e che modifica la decisione 2005/671/GAI del Consiglio, in GU L 88 del 31 marzo 2017, pp. 6-21

La direttiva (UE) 2017/541 – che si basa sull’art. 83, par. 1, del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea – stabilisce norme minime relative alla definizione dei reati e delle sanzioni nell’ambito dei reati di terrorismo, dei reati riconducibili a un gruppo terroristico e dei reati connessi ad attività terroristiche nonché le misure di protezione, sostegno e assistenza per le vittime del terrorismo. Come si legge al sesto considerando, è opportuno che la definizione dei reati sopra menzionati “sia oggetto di un’ulteriore armonizzazione in tutti gli Stati membri per contemplare in modo più completo le condotte connesse, in particolare, ai combattenti terroristi stranieri e al finanziamento del terrorismo”.

 

Corte di giustizia (Quinta Sezione), sentenza del 22 marzo 2017, cause riunite C-124/16, C-188/16 e C-213/16, Procedimento penale a carico di Ianos Tranca e a., ECLI:EU:C:2017:228

La Corte di giustizia è chiamata ad interpretare in via pregiudiziale gli articoli 2, 3, par. 1, lett. c), e 6, parr. 1 e 3, della direttiva 2012/13/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 maggio 2012, sul diritto all’informazione nei procedimenti penali. Tali disposizioni, secondo i giudici di Lussemburgo, non ostano ad una normativa statale che “nell’ambito di un procedimento penale, prevede che l’imputato che non risiede in tale Stato membro né dispone di un domicilio abituale in quest’ultimo o nel suo Stato membro di origine è tenuto a nominare un domiciliatario al fine di ricevere la notifica di un decreto penale di condanna emesso nei suoi confronti e che il termine per presentare opposizione avverso tale decreto, prima che quest’ultimo acquisisca carattere esecutivo, decorre dalla notifica di detto decreto a tale domiciliatario”. Tra l’altro, il giudice del rinvio è tenuto a vigilare affinché il procedimento nazionale di rimessione in termini, nonché le condizioni cui è subordinato il ricorso a tale procedimento, consentano l’esercizio effettivo dei diritti sanciti dall’art. 6 della direttiva.

 

FEBBRAIO 2017


Non vi sono aggiornamenti normativi e giurisprudenziali.

 

GENNAIO 2017 

Corte di giustizia (Terza Sezione), sentenza del 25 gennaio 2017, causa C-640/15, Minister for Justice and Equality c. Tomas Vilkas, ECLI:EU:C:2017:39
La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’articolo 23 della decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa al mandato d’arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri come modificata dalla decisione quadro 2009/299/GAI del Consiglio, del 26 febbraio 2009. La Corte di giustizia precisa che il paragrafo 3 dell’art. 23 “deve essere interpretato nel senso che, in una situazione come quella di cui trattasi nel procedimento principale, l’autorità giudiziaria dell’esecuzione e l’autorità giudiziaria emittente concordano una nuova data di consegna in forza di tale disposizione, qualora la consegna del ricercato, entro un termine di dieci giorni successivi a una prima nuova data di consegna concordata in applicazione della disposizione in parola, sia impedita dalla resistenza ripetutamente opposta dal medesimo, sempreché, a causa di circostanze eccezionali, non fosse possibile, per tali autorità, prevedere siffatta resistenza e non fosse possibile evitarne le conseguenze, malgrado l’adozione di tutte le precauzioni del caso da parte delle stesse autorità, circostanza che spetta al giudice del rinvio verificare”. 

Corte di giustizia (Quinta Sezione), sentenza del 25 gennaio 2017, causa C-582/15, Openbaar Ministerie c. Gerrit van Vemde, ECLI:EU:C:2017:37

La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’articolo 28, paragrafo 2, della decisione quadro 2008/909/GAI del Consiglio, del 27 novembre 2008, relativa all’applicazione del principio del reciproco riconoscimento alle sentenze penali che irrogano pene detentive o misure privative della libertà personale, ai fini della loro esecuzione nell’Unione europea. Secondo la Corte di giustizia, chiamata in buona sostanza a precisare la nozione di “emissione della sentenza definitiva”, l’art. 28, par. 2, prima frase della citata decisione quadro deve essere interpretato nel senso che esso riguarda solo le sentenze divenute definitive prima della data indicata dallo Stato membro interessato.

 

Corte di giustizia, (Quinta Sezione), sentenza dell'11 gennaio 2017, causa C-289/15, Procedimento penale a carico di Jozef Grundza, ECLI:EU:C:2017:4

La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione degli articoli 7 (par. 3) e 9 (par. 1, lett. d)), della decisione quadro 2008/909/GAI del Consiglio, del 27 novembre 2008, relativa all’applicazione del principio del reciproco riconoscimento alle sentenze penali che irrogano pene detentive o misure privative della libertà personale, ai fini della loro esecuzione nell’Unione europea, come modificata dalla decisione quadro 2009/299/GAI del Consiglio, del 26 febbraio 2009. Secondo la Corte di giustizia tali disposizioni “devono essere interpretati nel senso che deve ritenersi soddisfatta la condizione della doppia incriminabilità in una fattispecie come quella oggetto del procedimento principale, allorché gli elementi di fatto costitutivi del reato, quali risultano dalla sentenza pronunciata dall’autorità competente dello Stato di emissione, sarebbero di per sé perseguibili penalmente anche nello Stato di esecuzione, qualora si fossero verificati nel territorio di quest’ultimo”.

 

Risoluzione del Consiglio su un modello di accordo volto alla costituzione di una squadra investigativa comune (SIC), GUUE C 18 del 19 gennaio 2017, pp. 1–9

Con la Risoluzione de qua il Consiglio incoraggia le autorità competenti degli Stati membri che intendano costituire una Squadra Investigativa Comune (SIC) con le autorità competenti di altri Stati membri, a utilizzare ove necessario il modello di accordo allegato alla risoluzione stessa, al fine di concordare le modalità che regoleranno la squadra investigativa comune. Tale risoluzione tiene conto, peraltro, dell’articolo 13 della Convenzione relativa all’assistenza giudiziaria in materia penale tra gli Stati membri dell’Unione europea, del 29 maggio 2000 e la decisione quadro del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa alle squadre investigative comuni.

 

Si segnala inoltre…
 

Il Consiglio dell’Unione europea è invitato a registrare l’assenza di unanimità, ai sensi dell’art. 86, par. 1, del TFUE, nell’adozione del Regolamento sulla Procura europea. La Svezia ha, infatti, confermato – anche nell’occasione della riunione del Coreper del 19 gennaio 2017, di non voler prendere parte all’adozione del citato Regolamento.


Il Parlamento europeo ha pubblicato uno
studio che raccoglie gli standard europei e le buone prassi in materia di condizioni detentive. Il documento fornisce una panoramica dei problemi più comuni che interessano le prigioni degli Stati membri dell'Unione europea (dal sovraffollamento carcerario alle condizioni generali di vita in carcere) e descrive alcune delle migliori prassi individuate per risolverli. Particolare attenzione è rivolta ai detenuti vulnerabili (come bambini, donne, o detenuti affetti da malattie mentali).

 

L’Eurojust ha pubblicato le Linee guida per risolvere i conflitti di giurisdizione che possono crearsi nella lotta alla criminalità transfrontaliera e prevenire, pertanto, la violazione del ne bis in idem.

 

DICEMBRE 2016

 

Proposta di Regolamento sull’istituzione, il funzionamento e l’utilizzo del Sistema Informativo Schengen (SIS) nel campo della cooperazione giudiziaria in materia penale, che modifica il Regolamento (UE) n. 515/2014 e abroga il Regolamento (CE) n. 1986/2006, la Decisione del Consiglio 2007/533/GAI e la Decisione della Commissione 2010/261/UE, Bruxelles 21 dicembre 2016, COM(2016) 883 final

La proposta de qua, diretta – tra l’altro – a garantire il funzionamento del Sistema Informativo Schengen nel campo della cooperazione giudiziaria in materia penale, si basa sugli artt. 82, par. 1, lett. d), 85, par. 1, 87, par. 2, lett. a) e 88, par. 2, lett. a) del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea.


Ordinanza della Corte (Nona Sezione) del 13 dicembre 2016, Procedimento penale a carico di Antonio Semeraro, Causa C-484/16, ECLI:EU:C:2016:952

La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’articolo 2, paragrafo 1, lettera a), della direttiva 2012/29/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato e che sostituisce la decisione quadro 2001/220/GAI. In particolare, il giudice del rinvio chiede se la direttiva 2012/29, nel rispetto dell’art. 83 del TFUE e degli artt. 2 e 3 della Costituzione italiana, nonché degli artt. 49, 51, 53 e 54 della Carta dei diritti fondamentali, osti all’abrogazione del reato di ingiuria di cui all’art. 594 c.p. avvenuta ad opera del Decreto legislativo 15 gennaio 2016, n. 7. Il giudice del rinvio rileva, tra l’altro, che il delitto di ingiuria, quale era previsto dall’articolo 594 del c.p. prima dell’abrogazione, e il reato di diffamazione, previsto all’articolo 595 del c.p., sono reati simili, che si distinguono soltanto per la presenza o per l’assenza della persona offesa. Pertanto, il giudice del rinvio ritiene che esista una disparità di trattamento manifesta tra i due fatti, dal momento che il reato di diffamazione previsto all’articolo 595 è mantenuto, mentre quello di ingiuria è stato abrogato. Questa scelta del legislatore sarebbe “discriminatoria, irrazionale e sproporzionata”, dato che il comportamento dell’autore nei due reati considerati costituisce la stessa condotta antigiuridica. In conclusione, il giudice del rinvio ritiene che occorra disapplicare la disposizione del decreto legislativo n. 7/2016, che abroga l’articolo 594 c.p., con la conseguente reviviscenza della norma abrogata. Tuttavia, la Corte di giustizia dell’Unione europea si dichiara manifestamente incompetente a rispondere alla domanda di pronuncia pregiudiziale.

 

Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio. Relazione che valuta in che misura gli Stati membri abbiano adottato le misure necessarie per conformarsi alla direttiva 2011/36/UE concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime, ai sensi dell’articolo 23, paragrafo 1, Bruxelles, 2 dicembre 2016, COM(2016) 722 final

La Commissione europea fa il punto sullo stato di attuazione della direttiva 2011/36/UE concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime. Secondo la Commissione europea occorre migliorare ulteriormente l’attuazione della direttiva de qua, “in particolare per quanto riguarda: misure specifiche di protezione dei minori, la presunzione della minore età e la valutazione dell’età del minore, la protezione prima e durante il procedimento penale, l’accesso incondizionato all’assistenza, il risarcimento, la non applicazione di sanzioni, l’assistenza e il sostegno ai familiari di un minore vittima, nonché la prevenzione”.

 

Si segnala inoltre…
 

Il 21 dicembre 2016 la Commissione europea ha adottato un nuovo pacchetto di misure in materia di giustizia penale che si compone di: una proposta di direttiva diretta a criminalizzare il riciclaggio di denaro che stabilisce una serie di norme comuni relative alla definizione dei reati e delle sanzioni nel settore del riciclaggio di denaro; una proposta di regolamento che aggiorna le disposizioni vigenti in materia di controllo del contante in entrata e in uscita dal territorio dell’Unione; una proposta di regolamento sul mutuo riconoscimento delle misure di congelamento e della confisca dei beni criminali.

 

NOVEMBRE 2016

 

Corte di giustizia (Quarta Sezione), sentenza del 10 novembre 2016, causa C-477/16 PPU, Openbaar Ministerie c.Ruslanas Kovalkovas, ECLI:EU:C:2016:861

La Corte di giustizia chiarisce che la nozione di “autorità giudiziaria”, di cui all’articolo 6, par. 1, della decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa al mandato d’arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri, come modificata dalla decisione quadro 2009/299/GAI del Consiglio, del 26 febbraio 2009, è una nozione autonoma del diritto dell’UE. Siffatta disposizione deve essere interpretata nel senso che osta a che un organo del potere esecutivo (nel caso di specie il Ministero della Giustizia della Repubblica di Lituania) sia designato come “autorità giudiziaria emittente”: pertanto, il m.a.e. da esso emesso ai fini dell’esecuzione di una sentenza che infligge una pena privativa della libertà personale non può essere considerato una “decisione giudiziaria” (ex art. 1, par. 1 della stessa decisione quadro).

 

Corte di giustizia (Quarta Sezione), sentenza del 10 novembre 2016, causa C-453/16 PPU, Openbaar Ministerie c. Halil Ibrahim Özçelik, ECLI:EU:C:2016:860

La Corte di giustizia specifica la portata dell’art. 8, par. 1, lettera c), della decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa al mandato d’arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri, come modificata dalla decisione quadro 2009/299/GAI del Consiglio, del 26 febbraio 2009: tale disposizione deve essere interpretata nel senso che costituisce una “decisione giudiziaria” la convalida, da parte del pubblico ministero, di un mandato d’arresto nazionale precedentemente emesso, ai fini di azioni penali, da un servizio di polizia.

 

Corte di giustizia (Quarta Sezione), sentenza del 10 novembre 2016, causa C-452/16 PPU, Openbaar Ministerie contro Krzysztof Marek Poltorak, ECLI:EU:C:2016:858

Ancora una volta la Corte di giustizia precisa che la nozione di “autorità giudiziaria”, di cui all’art. 6, par. 1, della decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa al mandato d’arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri, come modificata dalla decisione quadro 2009/299/GAI del Consiglio, del 26 febbraio 2009, è una nozione autonoma del diritto dell’UE. Tale disposizione deve essere interpretata nel senso che “un servizio di polizia, come il Rikspolisstyrelsen (direzione generale della polizia nazionale, Svezia), non rientra nella nozione di «autorità giudiziaria emittente», ai sensi di tale disposizione, cosicché il mandato d’arresto europeo da esso emesso ai fini dell’esecuzione di una sentenza che infligge una pena privativa della libertà non può essere considerato una «decisione giudiziaria»” ex art. 1, par. 1, della stessa decisione quadro.

 

Corte di giustizia (Grande Sezione), sentenza dell’8 novembre 2016, causa C-554/14, Procedimento penale a carico di Atanas Ognyanov, ECLI:EU:C:2016:835

La Corte di giustizia interpreta l’art. 17, parr. 1 e 2 della decisione quadro 2008/909/GAI del Consiglio, del 27 novembre 2008, relativa all’applicazione del principio del reciproco riconoscimento alle sentenze penali che irrogano pene detentive o misure privative della libertà personale, ai fini della loro esecuzione nell’Unione europea, come modificata dalla decisione quadro 2009/299/GAI del Consiglio, del 26 febbraio 2009. Per i giudici di Lussemburgo tale articolo deve essere “interpretato nel senso che esso osta a una norma nazionale, interpretata in modo tale da autorizzare lo Stato di esecuzione a concedere alla persona condannata una riduzione di pena a motivo del lavoro da essa svolto durante la sua detenzione nello Stato di emissione, quando le autorità competenti di quest’ultimo Stato, conformemente al diritto dello stesso, non hanno concesso una siffatta riduzione di pena”. Inoltre, “Il diritto dell’Unione deve essere interpretato nel senso che un giudice nazionale è tenuto a prendere in considerazione le norme del diritto interno nel loro complesso e ad interpretarle, quanto più possibile, conformemente alla decisione quadro 2008/909, come modificata dalla decisione quadro 2009/299, al fine di conseguire il risultato da essa perseguito, disapplicando, ove necessario, di propria iniziativa, l’interpretazione accolta dal giudice nazionale di ultima istanza, allorché tale interpretazione non è compatibile con il diritto dell’Unione”.

 

Direttiva (UE) 2016/1919 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 ottobre 2016, sull’ammissione al patrocinio a spese dello Stato per indagati e imputati nell’ambito di procedimenti penali e per le persone ricercate nell’ambito di procedimenti di esecuzione del mandato d’arresto europeo, in GUUE L 297 del 4 novembre 2011, pp. 1-8

Stabilendo norme minime comuni riguardanti il diritto al patrocinio a spese dello Stato per indagati ed imputati, ex art. 82, par. 2, lett. b), la direttiva (UE) 2016/1919 mira a rafforzare la fiducia reciproca tra Stati membri, nonché a facilitare il reciproco riconoscimento delle decisioni materia penale. L’espressione “patrocinio a spese dello Stato” indica il finanziamento da parte di uno Stato membro dell’assistenza di un difensore che consenta l’esercizio del diritto di avvalersi di un difensore (art. 3).

 

Si segnala inoltre…

Con il Decreto Legislativo 29 ottobre 2016, n. 202 (GU n. 262 del 9 novembre 2016) è stata recepita la direttiva 2014/42/UE relativa al congelamento e alla confisca dei beni strumentali e dei proventi da reato nell'Unione europea.


 

OTTOBRE 2016
 

Corte di giustizia (Quarta Sezione), sentenza del  27 ottobre 2016, causa C-439/16 PPU, Procedimento penale a carico di Emil Milev,  ECLI:EU:C:2016:818

Con la sentenza del 27 ottobre 2016, la Corte di giustizia è stata chiamata a risolvere, ex art. 267 del TFUE, il quesito pregiudiziale avente ad oggetto l’interpretazione degli articoli 3 e 6 della direttiva (UE) 2016/343, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 marzo 2016, sul rafforzamento di alcuni aspetti della presunzione di innocenza e del diritto di presenziare al processo nei procedimenti penali.

Risoluzione del Parlamento europeo del 5 ottobre 2016 sulla Procura europea ed Eurojust

Con la Risoluzione approvata il 5 ottobre 2016, il Parlamento europeo ribadisce il sostegno a favore dell’istituzione di una Procura europea efficace e indipendente, ai sensi dell’art. 86 del TFUE, al fine di ridurre l’attuale frammentazione degli interventi nazionali di contrasto volti a proteggere il bilancio dell’UE. Inoltre, esso invita il Consiglio a stabilire una serie chiara di competenze per la Procura europea, sulla base della proposta di direttiva relativa alla lotta contro la frode che lede gli interessi finanziari dell'Unione mediante il diritto penale (direttiva PIF).

 

Si segnala inoltre…

Con il decreto legislativo 15 settembre 2016, n. 184, in GU Serie Generale n. 231 del 3 ottobre 2016, è stata data attuazione alla Direttiva 2013/48/UE, relativa al diritto di avvalersi di un difensore nel procedimento penale e nel procedimento di esecuzione del mandato d’arresto europeo, al diritto di informare un terzo al momento della privazione della libertà personale e al diritto delle persone private della libertà personale di comunicare con terzi e con le Autorità consolari.

 

 

 

AGOSTO 2016



Non vi sono aggiornamenti normativi e giurisprudenziali


 

LUGLIO 2016

 

Corte di giustizia (Quarta Sezione), sentenza del 28 luglio 2016, causa C-294/16 PPU, JZ c. Prokuratura Rejonowa Łódź – Śródmieście, ECLI:EU:C:2016:610

Il giudice del rinvio chiede alla Corte di giustizia se la nozione di “custodia” di cui alla decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio relativa al mandato di arresto europeo ed alle procedure di consegna tra gli Stati membri, come modificata dalla decisione quadro 2009/299/GAI del Consiglio, comprenda anche le misure consistenti nella sorveglianza elettronica del luogo di permanenza del destinatario del mandato. La Corte di giustizia precisa che la nozione di “custodia” designa una misura non semplicemente restrittiva, ma privativa della libertà e comprende, oltre all’incarcerazione, qualsiasi misura o insieme di misure imposte alla persona interessata che, in ragione del tipo, della durata, degli effetti e delle modalità di esecuzione, la privino della sua libertà in modo analogo ad un’incarcerazione. Spetta all’autorità giudiziaria dello Stato membro di emissione del mandato d’arresto europeo esaminare se le misure prese nei confronti della persona interessata nello Stato membro di esecuzione costituiscano un’ipotesi di "custodia". In caso affermativo, la decisione quadro impone che dal periodo di detenzione definitiva sia dedotta la durata totale del periodo in cui tali misure sono state applicate.



GIUGNO 2016 

 

Corte di giustizia (Quinta Sezione), sentenza del 9 giugno 2016, causa C-25/15, István Balogh, ECLI:EU:C:2016:423

La Corte di giustizia precisa che la direttiva 2010/64/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 ottobre 2010, sul diritto all’interpretazione e alla traduzione nei procedimenti penali, non si applica ad un procedimento speciale nazionale con il quale il giudice di uno Stato membro riconosce una decisione giudiziaria definitiva pronunciata da un organo giurisdizionale di un altro Stato membro che ha condannato una persona per la commissione di un reato. A tal proposito, la decisione quadro 2009/315/GAI del Consiglio relativa all’organizzazione e al contenuto degli scambi fra gli Stati membri di informazioni estratte dal casellario giudiziario, nonché la decisione 2009/316/GAI del Consiglio, che istituisce il sistema europeo di informazione sui casellari giudiziari (ECRIS), devono essere interpretate nel senso che ostano all’attuazione di una normativa nazionale che istituisce un siffatto procedimento speciale.

 


Corte di giustizia (Seconda Sezione), sentenza del 1° giugno 2016, causa C-241/15, Parchetul de pe lângă Curtea de Apel Cluj c. Niculaie Aurel Bob-Dogi, ECLI:EU:C:2016:385

La sentenza della Corte di giustizia verte sull’interpretazione dell’art. 8, par. 1, lett. c) della decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio relativa al mandato di arresto europeo ed alle procedure di consegna tra gli Stati membri, come modificata dalla decisione quadro 2009/299/GAI del Consiglio: secondo i giudici di Lussemburgo “la nozione di ‘mandato d’arresto’, di cui a tale disposizione, deve essere intesa come designante un mandato d’arresto nazionale distinto dal mandato d’arresto europeo”. Inoltre, “quando un mandato d’arresto europeo, che si fonda sull’esistenza di un ‘mandato d’arresto’, ai sensi di tale disposizione, non contiene alcuna indicazione dell’esistenza di un mandato d’arresto nazionale, l’autorità giudiziaria dell’esecuzione è tenuta a non darvi corso nel caso in cui essa, alla luce delle informazioni fornite in conformità dell’articolo 15, paragrafo 2, della decisione quadro 2002/584, come modificata, nonché di tutte le altre informazioni in suo possesso, constati che il mandato d’arresto europeo non è valido, in quanto è stato emesso senza che fosse stato effettivamente spiccato un mandato d’arresto nazionale distinto dal mandato d’arresto europeo”.


MAGGIO 2016

 

Corte di giustizia (Quarta Sezione), sentenza del 24 maggio 2016, causa C-108/16 PPU, Paweł Dworzecki, ECLI:EU:C:2016:346

La domanda pregiudiziale verte sull'interpretazione dell'art. 4 bis, par. 1 a, i), della decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa al mandato d'arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri, come modificata dalla decisione quadro 2009/299/GAI del Consiglio del 26 febbraio 2009. Tale articolo deve essere interpretato, tra l’altro, nel senso che le espressioni “citato personalmente” e “di fatto informato ufficialmente con altri mezzi della data e del luogo fissati per il processo, in modo tale che si è stabilito inequivocabilmente che era al corrente del processo fissato” sono nozioni autonome del diritto dell’Unione europea e devono quindi essere interpretate in maniera uniforme.

 

Regolamento (UE) 2016/794 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 maggio 2016, che istituisce l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione nell'attività di contrasto (Europol) e sostituisce e abroga le decisioni del Consiglio 2009/371/GAI, 2009/934/GAI, 2009/935/GAI, 2009/936/GAI e 2009/968/GAI, in GUUE L 135 del 24.5.2016, pp. 53-114

L'art. 88 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea prevede che la disciplina applicabile a Europol sia stabilita mediante regolamento da adottarsi secondo la procedura legislativa ordinaria. Il Regolamento (UE) 2016/794 sostituisce e abroga le decisioni del Consiglio 2009/371/GAI, 2009/934/GAI, 2009/935/GAI, 2009/936/GAI e 2009/968/GAI.

 

Direttiva (UE) 2016/800 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 maggio 2016, sulle garanzie procedurali per i minori indagati o imputati nei procedimenti penali, in GUUE L 132 del 21.5.2016, pp. 1-20

La direttiva – che si basa sull’art. 82, par. 2, lett. b) del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea – persegue l’obiettivo di stabilire garanzie procedurali affinché i minori indagati o imputati nei procedimenti penali siano in grado di comprendere e seguire il procedimento, esercitare il loro diritto a un equo processo, evitare la recidiva e promuovere il loro reinserimento sociale.
 

Decisione (UE) 2016/809 della Commissione, del 20 maggio 2016, concernente la notifica, da parte del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, dell'intenzione di partecipare a certi atti dell'Unione nel settore della cooperazione di polizia adottati prima dell'entrata in vigore del trattato di Lisbona e che non fanno parte dell'acquis di Schengen, in GUUE L 132 del 21 maggio 2016, pp. 105-106

La decisione (UE) 2016/809 conferma la partecipazione del Regno Unito alle seguenti decisioni del Consiglio: decisione 2008/615/GAI, del 23 giugno 2008, sul potenziamento della cooperazione transfrontaliera, soprattutto nella lotta al terrorismo e alla criminalità transfrontaliera; decisione 2008/616/GAI, del 23 giugno 2008, relativa all’attuazione della decisione 2008/615/GAI sul potenziamento della cooperazione transfrontaliera, soprattutto nella lotta al terrorismo e alla criminalità transfrontaliera, decisione quadro 2009/905/GAI, del 30 novembre 2009, sull'accreditamento dei fornitori di servizi forensi che effettuano attività di laboratorio.


Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio. Relazione 2016 sui progressi compiuti nella lotta alla tratta di esseri umani a norma dell'articolo 20 della direttiva 2011/36/UE concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime, COM/2016/0267 final, Bruxelles, 19 maggio 2016

L’atto de quo costituisce la prima relazione della Commissione europea sulla tratta di esseri umani in seguito all’adozione della direttiva 2011/36/UE concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime (cd. direttiva anti-tratta). La relazione si distingue in tre sezioni (tendenze della tratta di esseri umani, risultati delle azioni anti-tratta e statistiche fornite dagli Stati membri) ed esamina, tra l’altro, le azioni intraprese nell’ambito della Strategia dell’UE per l’eradicazione della tratta degli esseri umani 2012-2016. Inoltre, la relazione esamina le principali politiche dell'UE in materia di tratta di esseri umani (es. l’agenda europea sulla migrazione, l'agenda europea sulla sicurezza, il piano d'azione dell'UE contro il traffico di migranti 2015-20207, il piano d'azione per i diritti umani e la democrazia (2015-2019), il nuovo quadro per le attività dell'UE in materia di parità di genere e di emancipazione delle donne nelle relazioni esterne dell'UE per il 2016-20209 e l'impegno strategico dell'UE per la parità di genere 2016-2019).


Direttiva (UE) 2016/681 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, sull’uso dei dati del codice di prenotazione (PNR) a fini di prevenzione, accertamento, indagine e azione penale nei confronti dei reati di terrorismo e dei reati gravi, in GUUE L 119 del 4 maggio 2016, pp. 132-149

La direttiva si basa sugli articoli 82, par. 1, lett. d), e 87, par. 2, lett. a), del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea e persegue l’obiettivo di garantire la sicurezza, proteggere la vita e l'incolumità delle persone, nonché creare un quadro normativo per la tutela dei dati PNR per quanto riguarda il loro trattamento da parte delle autorità competenti. L'uso efficace di tali dati è necessario per prevenire, accertare, indagare e perseguire i reati di terrorismo e i reati gravi e rafforzare così la sicurezza interna, per raccogliere prove e, se del caso, scoprire complici e smantellare reti criminali. Gli Stati membri dovranno recepire la direttiva entro il 25 maggio 2018.

APRILE 2016 

Corte di giustizia (Grande Sezione), sentenza del  5 aprile 2016, cause riunite C404/15 e C659/15 PPU, Pál Aranyosi e Robert Căldăraru, ECLI:EU:C:2016:198

Con la sentenza del 5 aprile 2016, la Corte di giustizia è stata chiamata a risolvere, ex art. 267 del TFUE, il quesito pregiudiziale avente ad oggetto l’interpretazione degli artt. 1, par. 3, 5 e 6, par. 1 della decisione quadro 2002/584/GAI relativa al mandato d’arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri (come modificata dalla decisione quadro 2009/299/GAI del Consiglio) nei procedimenti relativi all’esecuzione di mandati di arresto europei emessi nei confronti dei sig.ri Pál Aranyosi e Robert Căldăraru. Le questioni pregiudiziali sollevate dalla Corte d’appello anseatica di Brema (Germania) presentano profili di indubbio rilievo, giacché consentono di rileggere alcune disposizioni della decisione quadro sul mandato di arresto europeo alla luce di problematiche di notevole attualità, quali il sovraffollamento carcerario, più volte – com’è noto – portato all’attenzione della Corte europea dei diritti dell’uomo.
 

MARZO 2016

 

Direttiva (UE) 2016/343 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 marzo 2016, sul rafforzamento di alcuni aspetti della presunzione di innocenza e del diritto di presenziare al processo nei procedimenti penali, in GUUE L 65 dell’11 marzo 2016, pp. 1-11

La direttiva 2016/343 del Parlamento europeo e del Consiglio sul rafforzamento di alcuni aspetti della presunzione di innocenza e del diritto di presenziare al processo nei procedimenti penali costituisce la prima concretizzazione di una serie di misure previste dalla Commissione europea nel novembre 2013 al fine di rafforzare ulteriormente le garanzie delle persone indagate o imputate nei procedimenti penali. Oltre a rafforzare taluni aspetti del principio della presunzione di innocenza, la direttiva de qua disciplina, altresì, il diritto al silenzio, il diritto di non auto-incriminarsi e, infine, il diritto di presenziare al processo.

FEBBRAIO 2016

Regolamento (UE) 2016/94 del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 gennaio 2016 relativo all’abrogazione di alcuni atti dell’acquis di Schengen nel settore della cooperazione di polizia e della cooperazione giudiziaria in materia penale, in GUUE L 26 del 2 febbraio 2016, pp. 6–8

Il Regolamento (UE) 2016/94 abroga una serie di atti concernenti il settore della cooperazione di polizia e della cooperazione giudiziaria in materia penale che fanno parte dell’acquis di Schengen, in quanto “non sono più pertinenti a causa della loro natura temporanea o perché il loro contenuto è stato ripreso in atti successivi”.

 

Regolamento (UE) 2016/95 del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 gennaio 2016 relativo all’abrogazione di alcuni atti nel settore della cooperazione di polizia e della cooperazione giudiziaria in materia penale, in GUUE L 29 del 2 febbraio 2016, p. 9.

Il Regolamento (UE) 2016/95 abroga una serie di atti concernenti il settore della cooperazione di polizia e della cooperazione giudiziaria in materia penale, divenuti “obsoleti perché il loro contenuto è stato ripreso in atti successivi”. Ad esempio, la decisione quadro 2008/978/GAI del Consiglio relativa al mandato europeo di ricerca delle prove (MER) è stata sostituita dalla direttiva 2014/41/UE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa all’ordine europeo di indagine (OEI) a causa del suo ambito di applicazione troppo limitato.

 

GENNAIO 2016

 

Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la decisione quadro 2009/315/GAI del Consiglio per quanto riguarda lo scambio di informazioni sui cittadini di paesi terzi e il sistema europeo di informazione sui casellari giudiziali (ECRIS), e che sostituisce la decisione 2009/316/GAI del Consiglio, Bruxelles, 19.1.2016, COM(2016) 7 final

La proposta de qua – che può essere considerata l’ennesima reazione dell’Unione europea ai recenti attacchi terroristici – si basa sull’art. 81, par. 1, lett. d) del TFUE ai sensi del quale il Parlamento europeo e il Consiglio adottano le misure intese a “facilitare la cooperazione tra le autorità giudiziarie o autorità omologhe degli Stati membri in relazione all’azione penale e all’esecuzione delle decisioni”. Nel modificare la decisione quadro 2009/315/GAI del Consiglio, la proposta di direttiva persegue l’obiettivo di migliorare l’attuale sistema europeo di informazione sui casellari giudiziari (ECRIS). In particolare, essa intende completare il sistema previgente attraverso lo scambio di informazioni sulle condanne penali anche relativamente ai cittadini di Paesi terzi.