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Focus Giustizia penale e criminalità organizzata

criminalit organizzata

"Lotta alla criminalità organizzata transfrontaliera"


Il presente focus intende offrire un nuovo spazio di approfondimento, analisi e monitoraggio in tema di lotta alla criminalità organizzata, tenuto conto della rilevanza che essa assume, altresì, nella costruzione di uno Spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia, oltre che in ambito internazionale.


Al riguardo, infatti, è ormai evidente il carattere marcatamente transfrontaliero assunto, negli ultimi anni, dalla criminalità organizzata e dalle 
gravi forme di criminalità (tra cui tratta, traffico di esseri umani, corruzione). Da un lato ne sono complici la globalizzazione economica e le nuove tecnologie cosicché il fenomeno non è più limitato ad una ristretta cerchia di Stati del Sud Europa ma si è progressivamente espanso e radicato su tutto il territorio europeo; dall’altro, esso provoca effetti talmente significativi sul mercato da far sì che la stessa criminalità organizzata assurga a nuovo “soggetto economico globale”, dotato di una spiccata vocazione imprenditoriale e di una elevata specializzazione nella fornitura simultanea di beni e servizi illegali.

 
Il carattere transfrontaliero di molte attività criminali (alcune delle quali “fisiologicamente” necessitano di una dimensione internazionale delle stesse) implica, dunque, la necessità di utilizzare strumenti di contrasto - misure legislative e azioni positive - atti a prevenire le azioni criminali di gruppi estremamente mobili e flessibili che operano sotto molteplici giurisdizioni prescindendo dalle frontiere ed acquisendo beni in vari Stati membri dell’UE o in Paesi terzi.


La criminalità organizzata italiana non si discosta da tali caratteristiche in ragione di una crescente capacità di infiltrazione nell’economia, nella penetrazione specifica in taluni settori (come, ad esempio, quello ambientale), nella propensione all’utilizzo fraudolento dello spazio cibernetico con la definizione di posizioni lesive dei principi del libero mercato.


Dinanzi ad un fenomeno di criminalità organizzata globalizzata è emersa da tempo la consapevolezza dell’impossibilità di azioni di contrasto singole o isolate, il che implica - senza escludere la rilevanza delle convenzioni internazionali e delle azioni nazionali - che l’Unione europea è chiamata ad affrontare anche questa sfida con un’azione che riesca a correggere, nello spazio europeo, le perduranti asimmetrie tra il volet della libertà e quello della sicurezza ma anche tra la dimensione della sicurezza e quella della giustizia.


Ebbene, sul fronte della lotta al crimine organizzato l’intervento dell’UE è legittimato, a livello di diritto primario, a partire dal Trattato di Amsterdam che ha dato vita ad una più stretta cooperazione tra le forze di polizia e le autorità giudiziarie per la prevenzione e la repressione delle forme di criminalità più gravi; fino alla conclusione di detto Trattato, giustizia e affari interni erano, infatti, considerati, sia pure con intensità diverse, settori di “dominio riservato” degli Stati membri. La prospettiva del Trattato di Amsterdam è stata, poi, ulteriormente rilanciata dal Consiglio europeo di Tampere del 15 e 16 ottobre 1999, in cui si convenne di potenziare il ruolo di Europol nella prevenzione della criminalità ed istituire l’unità di Eurojust, allo scopo di agevolare il coordinamento tra le autorità nazionali responsabili dell’azione penale e prestare assistenza nelle indagini riguardanti i casi di criminalità organizzata in cooperazione con la Rete giudiziaria europea.

In seguito, con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, L'Unione europea offre ai suoi cittadini uno Spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia in cui è assicurata, inter aliala prevenzione della criminalità e la lotta contro quest’ultima” (art. 3, par. 2, TUE) e a tal uopo "si adopera per garantire un livello elevato di sicurezza attraverso misure di prevenzione e di lotta contro la criminalità(art. 67, par. 3, TFUE) ed un’efficace azione di contrasto sia attraverso il coordinamento e la cooperazione tra forze di polizia e autorità giudiziarie, sia tramite il riconoscimento reciproco delle decisioni giudiziarie e, se necessario, il ravvicinamento delle legislazioni penali (art. 67 TFUE). A tal proposito, deliberando tramite la procedura legislativa ordinaria, il Parlamento ed il Consiglio possono così armonizzare le normative degli Stati membri, stabilendo norme minime per la definizione di reati e sanzioni in sfere di criminalità particolarmente gravi a carattere transnazionale come il terrorismo, la tratta degli esseri umani, lo sfruttamento sessuale di donne e minori, il traffico illecito di stupefacenti, il traffico illecito di armi, il riciclaggio di denaro, la corruzione, la contraffazione di mezzi di pagamento, la criminalità informatica e la criminalità organizzata (art. 83 TFUE).


Nell’ambito di tale quadro normativo, l’intervento de quo dell’Unione europea si è tradotto, in un primo momento, nell’emanazione di azioni comuni e decisioni quadro, ispirate all’esigenza di armonizzazione dei differenti sistemi nazionali e di contrasto alla criminalità, in un’ottica di cooperazione e mutuo riconoscimento delle decisioni giudiziarie, e si è perfezionato nel tempo grazie a nuovi ed ulteriori strumenti di cooperazione, per il tramite di regolamenti e direttive.

Tra l’altro nel maggio 2021 l’UE ha adottato le sue priorità in materia di lotta alla criminalità organizzata per i quattro anni successivi, nell’ambito della “piattaforma multidisciplinare europea di lotta alle minacce della criminalità” (EMPACT).

Ad ogni modo, al di là della dimensione europea, il contrasto alla criminalità organizzata che ormai coinvolge gli Stati di tutti i continenti, si avvale, altresì, di un’azione concertata a livello tendenzialmente globale. Emblematica in tal senso è la Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale (UNTOC, United Nations Convention against Transnational Organized Crime) sottoscritta nel corso della Conferenza di Palermo (12-15 dicembre 2000) ed in vigore dal 29 settembre 2003 con l’adesione, ad oggi, di 190 Stati dell’ONU su 193, unitamente ai suoi tre Protocolli supplementari contro la tratta di persone, il traffico di migranti e di armi da fuoco.

Al riguardo valga evidenziare che, nel corso della riunione plenaria della Conferenza delle Parti della cd. “Convenzione di Palermo” tenutasi a Vienna il 12-16 ottobre 2020, sono state approvate due risoluzioni proposte dall’Italia: la prima relativa all’operatività di un Meccanismo di revisione, finalizzato al controllo dell’attuazione, nell’ordinamento di ciascun Stato membro, degli obblighi assunti; la seconda, invece, cd. Risoluzione Falcone, che potenzia il contrasto alla dimensione economica della criminalità e, più in generale, prevede strumenti avanzati di prevenzione e di repressione delle nuove forme di criminalità.

Tanto premesso, la presente sezione intende, dunque, monitorare atti e pronunce giurisprudenziali rilevanti in materia a livello europeo ed internazionale, nonché contributi scientifici e note di commento, nella prospettiva di una tutela multilevel.


Per ulteriori approfondimenti si rinvia alla sezione dell’Osservatorio relativa a “La cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale”

 

Per l’invio di contributi: slsg@unisa.it
                                                                                                              *******                              


                                                         MISURE DI CONTRASTO IN AMBITO UE

                                                                                                   
                                                                                       
a cura di Giovanna Naddeo

 

Regolamento (UE) 2021/1149 del Parlamento europeo e del Consiglio del 7 luglio 2021 che istituisce il Fondo Sicurezza interna, in G.U.U.E. L 251 del 15.7.2021, pp. 94-131 

Il presente Regolamento - ex artt. 82 par. 1, 84 e 87 par. 2, TFUE - istituisce per il QFP 2021-2027 il Fondo sicurezza interna allo scopo di intensificare la cooperazione transfrontaliera tra le autorità competenti in relazione alla lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata, nonché tra le autorità pubbliche, gli organi e organismi dell’Unione e la società civile. In tale cornice, gli Stati membri sono tenuti a presentare programmi in linea con il ciclo programmatico dell’UE/EMPACT, nonché progetti volti a prevenire e contrastare la criminalità informatica.   

Direttiva (UE) 2019/1937 del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 ottobre 2019 riguardante la protezione delle persone che segnalano violazioni del diritto dell’Unionein G.U.U.E. L 305/17 del 26 novembre 2019

La presente Direttiva introduce norme minime comuni atte a garantire un elevato livello di protezione dei cd. whistleblowers, ossia di coloro i quali - in ragione delle informazioni acquisite nel proprio contesto lavorativo (pubblico o privato) - segnalano violazioni del diritto dell’Unione (nei settori, inter alia, degli appalti pubblici, dei mercati finanziari, della tutela dell’ambiente e della salute pubblica, nonché della sicurezza delle reti e dei sistemi informativi) tali da ledere gli interessi finanziari della stessa Unione. La Direttiva prescrive l’obbligo di istituire canali di segnalazione interni, esterni e di divulgazione pubblica. Il Capo VI rubricato «Misure di protezione» pone in capo agli Stati l’obbligo di predisporre azioni di sostegno, anche finanziario, a beneficio dei segnalanti (e dei loro familiari e colleghi), unitamente all’obbligo di adottare le misure necessarie ad impedire eventuali condotte ritorsive. Sulla scia dell’art. 47 della Carta dei diritti fondamentali, la Direttiva ribadisce altresì il rispetto del diritto a un ricorso effettivo e a un giudice imparziale delle persone coinvolte.

L’art. 13 della legge 4 agosto 2022, n. 127 (legge di delegazione europea 2021) individua principi e criteri direttivi specifici che il Governo è tenuto ad osservare nell’attuazione della suddetta direttiva; tra questi, l’esercizio della facoltà di opzione del c.d. “trattamento più favorevole” di cui all’art. 25, par. 1, allo scopo di assicurare il massimo livello di tutela ai whistleblowers.

Direttiva (UE) 2018/1673 del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 ottobre 2018 sulla lotta al riciclaggio mediante il diritto penale, in G.U.U.E. L 284 del 12 novembre 2021, pp. 22-30

Ispirandosi alle raccomandazioni dettate da organismi internazionali quali il GAFI, la cd. “VI Direttiva antiriciclaggio” detta norme minime in materia di riciclaggio con riguardo alla tipizzazione delle condotte e al trattamento sanzionatorio. Essa, inoltre, individua i criteri per l’individuazione della giurisdizione nazionale e prescrive un obbligo di collaborazione nel caso in cui la fattispecie di reato rientri nella giurisdizione di più giudici, allo scopo di accentrare l’azione penale in un unico Stato membro.
*La (tardiva) attuazione della suddetta Direttiva è avvenuta con il D. Lgs. 8 novembre 2021, n. 195, il quale ha introdotto modifiche alle fattispecie di ricettazione (art. 648 c.p.), riciclaggio (art. 648 bis c.p.), impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita (art. 648 ter c.p.) ed autoriciclaggio (art. 648 ter.1 c.p.).


Direttiva (UE) 2018/843 del Parlamento europeo e del Consiglio del 30 maggio 2018 che modifica la direttiva (UE) 2015/849 relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo e che modifica le direttive 2009/138/CE e 2013/36/UE (Testo rilevante ai fini del SEE), 
in G.U.U.E. L 156 del 19 giugno 2018, pp. 43-74

Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo agli ordini europei di produzione e di conservazione di prove elettroniche in materia penale
, Strasburgo,17 aprile 2018, COM/2018/225 final 

Al fine di agevolare l’acquisizione dell’e-evidence, la presente proposta di regolamento istituisce l’ordine di produzione (European Production Order Certificate, EPOC) e l’ordine di conservazione (European Preservation Order Certificate, EPOC-PR). Mediante tali ordini, un’autorità giudiziaria competente dell’Unione può ingiungere a un prestatore di servizi stabilito in diverso Stato membro di produrre o conservare prove elettroniche. La proposta di regolamento non impone un obbligo generale di conservazione dei dati né autorizza la loro intercettazione; essa, inoltre, stabilisce una serie di condizioni e di garanzie relative all’emissione e all’esecuzione di tali ordini, nel rispetto dei diritti di difesa degli indagati e degli imputati nei procedimenti penali in questione.


Regolamento (UE) 2018/1805 del Parlamento europeo e del Consiglio del 14 novembre 2018 relativo al riconoscimento reciproco dei provvedimenti di congelamento e di confisca, in G.U.U.E L 303 del 28 novembre 2018, pp. 1-38 
Il presente regolamento disciplina la procedura di trasmissione, riconoscimento ed esecuzione transazionale dei provvedimenti di congelamento e confisca. Tali provvedimenti emessi da diverso Stato membro sono eseguiti senza verifica della doppia incriminabilità nei casi delle medesime trentadue fattispecie di reato già elencate nella Decisione quadro 2002/584/GAI in materia di mandato d’arresto europeo (MAE) e con la stessa velocità e la stessa priorità usate in casi interni analoghi: all'autorità di esecuzione è imposta l’adozione delle misure necessarie alla sua esecuzione alla stessa stregua di un provvedimento di confisca nazionale emesso da un'autorità dello Stato di esecuzione. Tra i motivi di rifiuto al riconoscimento e all’esecuzione di tali provvedimenti si annovera la sussistenza di «seri motivi per ritenere, sulla base di elementi specifici e oggettivi, che l'esecuzione del provvedimento di confisca comporti, nelle particolari circostanze del caso, una palese violazione di un pertinente diritto fondamentale previsto dalla Carta, in particolare il diritto a un ricorso effettivo, il diritto a un giudice imparziale e i diritti della difesa».

*Nell’ordinamento italiano si veda la Circolare della Direzione Generale degli Affari Internazionali e della Cooperazione Giudiziaria del Ministero della Giustizia 18 febbraio 2021 - Attuazione del Regolamento (UE) 2018/1805 relativo al riconoscimento reciproco dei provvedimenti di congelamento e di confisca


Regolamento (UE) N. 514/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 aprile 2014 recante disposizioni generali sul Fondo asilo, migrazione e integrazione e sullo strumento di sostegno finanziario per la cooperazione di polizia, la prevenzione e la lotta alla criminalità e la gestione delle crisi, in G.U.U.E. L 150/11 del 20 maggio 2014

Direttiva (UE) 2014/42 del Parlamento europeo e del Consiglio del 3 aprile 2014 relativa al congelamento e alla confisca dei beni strumentali e dei proventi da reato nell’Unione europea, in G.U.U.E. L 127 del 29 aprile 2014, pp. 39-50

Regolamento (UE) n. 258/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio del 14 marzo 2012 che attua l’articolo 10 del protocollo delle Nazioni Unite contro la fabbricazione e il traffico illeciti di armi da fuoco, loro parti e componenti e munizioni, addizionale alla convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità transnazionale organizzata (protocollo delle Nazioni Unite sulle armi da fuoco), e dispone autorizzazioni all’esportazione, misure di importazione e transito per le armi da fuoco, loro parti e componenti e munizioni, in G.U.U.E L 94 del 30 marzo 2012, pp. 1-15 

Decisione quadro 2008/841/GAI del Consiglio, del 24 ottobre 2008, relativa alla lotta contro la criminalità organizzata, in G.U.U.E L 300 dell’11 novembre 2008, pp. 42-45

Decisione 2004/579/CE del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativa alla conclusione, a nome della Comunità europea, della convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale, in G.U.C.E L 261 del 6 agosto 2004, p. 69

Azione comune 98/733/GAI del 21 dicembre 1998 adottata dal Consiglio sulla base dell'articolo K.3 del Trattato sull'Unione europea, relativa alla punibilità della partecipazione a un'organizzazione criminale negli Stati membri dell'Unione europea, in G.U.C.E. L 351 del 29 dicembre 1998, pp. 1-3  

Si segnala anche...

 

Conclusioni del Consiglio sul proseguimento permanente del ciclo programmatico dell'UE per contrastare la criminalità organizzata e le forme gravi di criminalità internazionale: EMPACT 2022+Bruxelles, 26 febbraio 2021

 

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni Empty – Strategia dell’UE per la lotta alla criminalità organizzata 2021-2025, COM (2021) 170 final, Bruxelles, 14 aprile 2021

Con la presente strategia (la prima ad hoc in materia di criminalità organizzata dall’entrata in vigore del Trattato di Lisbona), la Commissione europea individua azioni di medio e lungo termine in tema di contrasto alla criminalità organizzata. Nel dettaglio, il documento insiste sul rafforzamento dello scambio di informazioni tra le autorità nazionali e sull’esigenza di costruire azioni di contrasto efficaci e rapide nell’ambito di un quadro comune di diritto penale. La strategia si concentra, inoltre, sulla necessità di seguire le c.d. “piste finanziarie della criminalità organizzata”, mediante il rafforzamento del quadro giuridico europeo in tema di lotta al riciclaggio.


Comunicazione della Commissione europea al Parlamento europeo, al Consiglio europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni sulla Strategia dell’UE per l'Unione della sicurezza, COM(2020) 605 finalBruxelles, 24 luglio 2020

Il documento illustra le c.d. “minacce ibride” alla sicurezza della persona ed individua, per il prossimo quinquennio, azioni e priorità strategiche volte, inter alia, alla protezione dei cittadini europei dal terrorismo e dalla criminalità organizzata. In un periodo fortemente influenzato dagli effetti socio-economici della pandemia di Covid-19, la Commissione europea sottolinea la necessità di una stretta cooperazione con le amministrazioni locali e regionali e annuncia, altresì, la pubblicazione di un programma per la lotta contro la criminalità organizzata.


Focus Migrant Smuggling in Focus - Judicial use of information following the debriefing of migrants at external borders elaborato da Eurojust, 2021, n. 1

Report Internet Organised Crime Threat Assessment (IOCTA) 2021 adottato dall’Europol: “Serious and organised crime threat assessment. A corrupting influence: the infiltration and undermining of Europe’s economy and society by organized crime

Report “Beyond the pandemic-How COVID-19 will shape the serious and organised crime landscape in the EU
Europol, 30 aprile 2020


Programma di Stoccolma - Un'Europa aperta e sicura al servizio e a tutela dei cittadini in G.U.U.E C-115 del 4 maggio 2010, pp. 1-38

Comunicazione della Commissione europea al Consiglio e al Parlamento europeo relativa alla “Elaborazione di un’impostazione strategica della lotta contro la criminalità organizzata”, COM(2005) 232 final, Bruxelles, 2 giugno 2005

Programma dell'Aia: rafforzamento della libertà, della sicurezza e della giustizia nell'Unione europea, (2005/C 53/01) in G.U.C.E C 53 del 3 marzo 2005, pp. 1-14

Conclusioni del Consiglio europeo di Tampere, 15 e 16 ottobre 1999


Appendice bibliografica

A. Balsamo, A. Mattarella, Criminalità organizzata: le nuove prospettive della normativa europea, in Sistema penale, 2021, n. 3, pp. 35-62

P. Csonka, L. Salazar, Corruption and Bribery in the Wake of the COVID-19 Pandemic. Responses at the International and EU Levels, in Eucrim.eu, 2021, n. 2, pp. 111-114

T. Di Candia, Cooperazione giudiziaria europea e criminalità digitale: la relazione annuale 2021 del desk italiano di EUROJUST, in Cassazione penale, 2022, n. 5, pp. 1969-1975

G. Fabri, V. S. Z. Bonamini Pepoli, Legal persons and cross-border crimes in the EU: current issues and prospects, in Freedom, Security & Justice: European Legal Studies, 2021, n. 3, pp. 223-242

C. Iannone, G. Etienne, Sécurité, xénophobie et droits fondamentaux: la Cour de justice de l'Union européenne face aux défis de la crise migratoire et de la lutte contre le terrorisme, in Il Diritto dell’Unione europea, 2017, n. 3, pp. 453-483

C. Kaunert, Alex MacKenzie, Sarah Léonard, The European Union as a Global Counter-Terrorism Actor, Elgar 2022

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M. Lukić Radović, M. Vlajković, How firm are the bonds that tie the EU together? EU Rule of Law conditionality mechanism and the Next Generation EU Recovery Fund, in EU and Comparative Law Issues and Challenges Series, 2021, vol. 5, pp. 57-88

A. M. Maugeri, Il Regolamento (UE) 2018/1805 per il reciproco riconoscimento dei provvedimenti di congelamento e di confisca: una pietra angolare per la cooperazione e l’efficienza, in Diritto penale contemporaneo – Rivista trimestrale, 2019, n. 1, pp. 34-64

E. Perillo, La lotta alla criminalità organizzata, il diritto dell’Unione europea e le garanzie costituzionali nazionali: dialogo o scontro?, in Rivista trimestrale di diritto penale dell’economia, 2020, nn.1-2, pp. 128-151

A. Pisapia, A study on the application of the Charter of Fundamental Rights of European Union in civil and administrative jurisdiction. The fight against terrorism, Giappichelli, 2021

E. Siracusa, G. Zaccaroni, Regulation of Crypto Assets in the EU and in the rest of the World: a Pluri-Focal Approach, in Il Diritto dell’Unione europea, 2021, n. 3-4, pp. 583-614

F. Teichmann, M. Falker, Terrorist Financing via Money Transfer Systems, in European Journal of Crime, Criminal Law and Criminal Justice, 2021, vol, 29, n. 2, 103-126

M. Sommella, La sesta direttiva antiriciclaggio e la sua attuazione nell’ordinamento italiano: alcune considerazioni, in Freedom, Security & Justice: European Legal Studies, 2022, n. 2, pp. 218-240

A. Sparavigna, Regulation (Eu) 2018/1805 for the Mutual Recognition of Freezing and Confiscation Measures: New Opportunities for Fighting Transnational Crime, in Cassazione Penale, 2022, n. 3, pp. 1192-1203

C. Zonile, La regolamentazione internazionale ed europea di contrasto all’uso di valute virtuali da parte della criminalità transnazionale, in Rivista di diritto internazionale, 2019, n. 1, pp. 137-163

 

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                                              MISURE DI CONTRASTO IN AMBITO INTERNAZIONALE

                                                                                                     
                                                                                                 
a cura di Claudia Colucci

 

Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale, adottata tramite risoluzione 55/25 dell’Assemblea generale, Palermo, 15 novembre 2000; Protocollo per prevenire, reprimere e punire la tratta di persone, specialmente donne e bambini, New York, 15 dicembre 2000; Protocollo contro il traffico di migranti via terra, mare e aria, New York, 15 dicembre 2000 e Protocollo contro l’illecita produzione e il traffico di armi da fuoco, loro parti, elementi e munizioni, New York, 31 maggio 2001  
La Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale è stata firmata nell'ambito della Conferenza ONU sul crimine organizzato, svoltasi a Palermo dal 12 al 15 di dicembre nel 2000. La Convenzione è firmata da 127 Stati ed è corredata da tre Protocolli addizionali: il Protocollo contro la tratta di persone, in special modo donne e bambini (firmato da 88 Stati); il Protocollo contro il traffico dei migranti (ed il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, firmato da 84 Stati); un Protocollo sul traffico e la fabbricazione di armi da fuoco. La Convenzione di Palermo si compone di una quarantina di articoli, la cui finalità generale è la prevenzione e la repressione del crimine transnazionale, laddove esso si sostanzi nella commissione di taluni 'reati gravi' (ovvero, puniti con la pena detentiva di almeno 4 anni nel massimo o superiore), soprattutto se lesivi di diritti umani fondamentali e quando siano posti in essere da gruppi organizzati. Le prime quattro disposizioni indicano rispettivamente l'intento generale, le definizioni, l'ambito applicativo e le norme a tutela della sovranità. La lettura delle succitate disposizioni illumina l’obiettivo generale del trattato, perseguito anche tramite i Protocolli: l'esigenza di promuovere la formazione e diffusione di un 'linguaggio giuridico comune' su questi temi, corredato da misure e strumenti che favoriscano forme di collaborazione di polizia e giudiziaria, nella consapevolezza che questo tipo di criminalità e i gravi reati che vi ruotano attorno non sono affrontabili in modo soddisfacente a livello nazionale. Per questo le disposizioni successive tratteggiano in primis una serie di obblighi di criminalizzazione nelle legislazioni degli Stati aderenti, relativamente alle forme di partecipazione a queste associazioni e riguardo alle condotte illecite (e relative sanzioni e contromisure) in materia di proventi illeciti. Vi sono poi alcune disposizioni legate alla cooperazione ed in particolar modo all'estradizione. Le ultime disposizioni riguardano i principi in materia di assistenza giudiziaria per i testimoni ed un meccanismo di controllo e revisione dell'attuazione della Convenzione spettante alla Conferenza degli Stati.
*Tale Convenzione è stata ratificata dall’Italia, all’esito di un lungo iter parlamentare, con la legge 16 marzo 2006 n.146.

 

Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione, tramite risoluzione 58/4 dell’Assemblea generale del 31 ottobre 2003, Merida, 31 ottobre 2003
La Convenzione delinea un quadro globale di disciplina del fenomeno corruttivo, puntando a realizzare i seguenti obiettivi: promuovere e rafforzare le misure di prevenzione e contrasto della corruzione, coinvolgendo anche le strutture della società civile e le organizzazioni non governative; promuovere ed agevolare la cooperazione internazionale e l’assistenza tecnica; promuovere l’integrità e la gestione adeguata delle procedure amministrative e dei beni pubblici. Estremamente importante risulta la previsione di misure di asset recovery, ossia di recupero dei beni che rappresentano il provento o lo strumento dei reati di corruzione. * Tale Convenzione è stata ratificata dall’Italia con legge 3 agosto 2009 n. 116.


United Nations Office on Drugs and Crime, Legislative Guides for the Implementation of the United Nations Convention against Transnational Organized Crime and the Protocols thereto
, 2004


United Nations Office on drugs and crime, Digesto di casi di criminalità organizzata: raccolta commentata di casi e lezioni apprese, in collaborazione con i governi italiano e colombiano e con INTERPOL,
ottobre 2012


Risoluzione (CTOC/COP/2020/L.7/Rev.1) c.d. “risoluzione Falcone”
, Vienna, 12-16 ottobre 2020

La c.d. Risoluzione Falcone, proposta dall’Italia nel contesto della Conferenza delle Parti sulla Convenzione Onu contro la criminalità transnazionale tenutasi nell’ottobre 2020, si propone di potenziare il contrasto alla dimensione economica della criminalità e, più in generale, offre strumenti sempre più avanzati di prevenzione e di repressione delle nuove forme di criminalità. Significativa nella risoluzione l’espressa menzione del ruolo di Giovanni Falcone, “il cui lavoro e sacrificio hanno aperto la strada all’adozione della Convenzione”. Il riferimento ad una specifica persona costituisce una rarità nelle risoluzioni ONU, e sottolinea la valenza universale dell’opera del grande Magistrato italiano. Il documento fa riferimento alla cooperazione globale contro le conseguenze socio-economiche della pandemia e l’infiltrazione mafiosa nel mondo imprenditoriale. Al riguardo, si sottolinea la necessità che gli Stati affrontino queste sfide attraverso una cooperazione multilaterale e con una efficace attuazione della Convenzione di Palermo. Per la prima volta in una risoluzione delle Nazioni Unite, si parla di “dimensione economica” della criminalità organizzata transnazionale. In questo senso, essa incoraggia gli Stati parti a fare uso della Convenzione di Palermo come base giuridica per un’efficace cooperazione internazionale ai fini del congelamento, sequestro, confisca e destinazione dei proventi di reato, anche nel caso di “procedimenti al patrimonio” che prescindono da una condanna. Viene, per questa via, esplicitamente riconosciuto che la Convenzione di Palermo costituisce la base giuridica per l’esecuzione delle misure di prevenzione patrimoniali tipiche dell’ordinamento italiano anche nel territorio degli Stati esteri, compresi quelli situati al di fuori dell’Unione europea.

La strategia del “follow the money”, ideata in Italia, viene così estesa su scala globale, su una dimensione territoriale coincidente con la quasi totalità degli Stati membri delle Nazioni Unite. Uno degli aspetti più innovativi della risoluzione è l’esplicita menzione del riuso a fini sociali dei beni confiscati come modello che gli Stati Parte sono incoraggiati a prendere in considerazione nelle loro rispettive normative nazionali. Inoltre, si auspica l’istituzione a opera degli Stati parte di nuovi meccanismi che rendano più rapida ed efficace la cooperazione giudiziaria, come i magistrati di collegamento e gli organi investigativi comuni che facciano uso delle moderne tecnologie.  


Risoluzione “Preventing and combatting the manufacturing of and trafficking in falsified medical products, as a transnational organized crime”
(CTOC/COP/2020/L.8/REV.1), Vienna, 12-16 ottobre 2020


Risoluzione “Preventing and combating crimes that affect the environment falling within the scope of the United Nations Convention against Transnational Organized Crime”
(CTOC/COP/2020/L.9/REV.1), Vienna, 12-16 ottobre 2020


Dichiarazione di Kyoto sulla prevenzione della criminalità e la giustizia penale
, marzo 2021

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Secondo Protocollo aggiuntivo alla Convenzione sulla criminalità informatica sulla cooperazione rafforzata e la divulgazione delle prove elettroniche, maggio 2022

Data la proliferazione della criminalità informatica e la crescente complessità a ottenere prove elettroniche che potrebbero essere archiviate in giurisdizioni estere, diverse, mutevoli o sconosciute, i poteri degli organismi preposti all’applicazione della legge sono limitati dai confini territoriali. Di conseguenza, solo una piccola parte degli atti di criminalità informatica denunciati alle autorità di giustizia penale sfocia in sentenze legali. In risposta a ciò, il Secondo Protocollo aggiuntivo alla Convenzione sulla criminalità informatica (Convenzione di Budapest) fornisce una base giuridica per la divulgazione di informazioni relative alla registrazione dei nomi di dominio e per la cooperazione diretta con i fornitori di servizi per le informazioni sugli abbonati, modi efficaci per ottenere informazioni sugli abbonati e dati relativi al traffico, la cooperazione immediata in caso di emergenza, strumenti di assistenza reciproca, come anche garanzie in materia di protezione dei dati personali.


Linee guida sui legami tra terrorismo e criminalità organizzata transnazionale, Comitato antiterrorismo del Consiglio d’Europa (CDCT)
, marzo 2021   

Convenzione del Consiglio sulla contraffazione dei prodotti medicali e reati affini che implicano una minaccia per la salute pubblica, Mosca, 28 ottobre 2011

La Convenzione sulla contraffazione dei prodotti medicali e reati affini che implicano una minaccia per la salute pubblica (c.d. Convenzione Medicrime) è stata firmata a Mosca il 28 ottobre 2011. Essa rappresenta il più avanzato strumento internazionale di contrasto alla falsificazione farmaceutica. Il preambolo esplicita che il fine che essa si prefigge è quello elaborare uno strumento internazionale globale incentrato sugli aspetti legati alla prevenzione, alla protezione delle vittime e al diritto penale in relazione alla contraffazione di agenti terapeutici e ad altre fattispecie che comunque minaccino la salute pubblica; ciò tramite un meccanismo di controllo previsto dalla Convenzione stessa. Dal punto di vista sostanziale, la Convenzione prevede che le Parti si impegnino a criminalizzare fattispecie tipiche, a proteggere le vittime e a cooperare a livello nazionale ed internazionale, applicando la normativa comune senza discriminazione a fattispecie di reato offensive della salute umana che riguardino fabbricazione o contraffazione di farmaci, medicamenti, sostanze attive o ausiliarie, dispositivi medici, accessori e qualsiasi componente o materiale utilizzati nella fabbricazione, nonché anche la documentazione relativa al prodotto. In particolare, il diritto penale sostanziale incrimina la produzione, l’offerta, la fornitura, il traffico di contraffazioni, la falsificazione o manomissione intenzionale di documenti e, come norma di chiusura, qualsiasi reato affine che minacci la salute pubblica. Sono, inoltre, criminalizzate condotte di concorso nel reato e favoreggiamento, di istigazione e di tentativo a commettere i reati appena elencati. Accanto alla responsabilità penale personale è stabilita una responsabilità (civile, penale o amministrativa a seconda dei singoli ordinamenti) per le persone giuridiche, laddove i reati previsti dalla Convenzione siano commessi a beneficio di società o aziende da una persona fisica membro di organi dirigenziali e che abbia poteri decisionali, di rappresentanza o di controllo. A queste disposizioni deve seguire l’impegno di ogni Stato firmatario di prevedere sanzioni penali detentive e pecuniarie, sanzioni amministrative e misure (di sicurezza e di prevenzione) adeguate ai casi concreti, tra cui anche l’interdizione temporanea o permanente dall’esercizio di attività commerciali, la sorveglianza giudiziaria, l’ordine di liquidazione, il sequestro e la confisca (art. 12). Da un punto di vista processuale, la Convenzione Medicrime conferisce un valore aggiunto alla fase delle indagini: prevede che le condotte di reato siano perseguibili d’ufficio, richiede una specializzazione di magistrati e di forze dell’ordine sul tema del pharmacrime e un bagaglio strumentale di contrasto realizzabile tramite adeguate risorse. Tale specializzazione non è utile solo a livello nazionale, ma è fondamentale per realizzare lo scopo della Convenzione, ossia la cooperazione internazionale tra singoli points of contact (autorità di polizia, magistratura, autorità sanitarie e di controllo) che trattano dati e informazioni sui farmaci contraffatti.

 

Convenzione penale sulla corruzione, Strasburgo, 27 gennaio 1999 e suo Protocollo addizionale, Strasburgo, 15 maggio 2003
La Convenzione penale sulla corruzione è stata firmata a Strasburgo il 27 gennaio 1999 da 50 Stati, di cui 47 sono membri del Consiglio d’Europa, mentre Bielorussia, Messico e Stati Uniti non ne fanno parte. Tuttavia, cinque di loro non l’hanno ratificata; l’Italia ha proceduto alla ratifica con legge 28 giugno 2012 n. 110. Il preambolo stigmatizza la corruzione come forte minaccia per la preminenza del diritto e per la democrazia, in uno con le fondamenta morali della società. Per queste motivazioni, individua come necessaria una cooperazione giudiziaria penale adeguata a formulare risposte efficienti per il contrasto al fenomeno corruttivo. La Convenzione stabilisce che ogni Stato aderente adotti le misure nazionali necessarie per riconoscere come reati la corruzione attiva e passiva sia nel settore pubblico che in quello privato, la malversazione, il riciclaggio di prodotti del reato di corruzione, reati contabili in materia di corruzione e la complicità in tutti i casi precedenti. Le Parti aderenti devono, inoltre, attivare misure e sanzioni efficaci, che possono anche essere pecuniarie o privative di libertà come l’estradizione. Il gruppo GRECO si accerta che le parti aderenti rispettino e attuino le disposizioni della Convenzione.

Convenzione del Consiglio d’Europa sulla lotta contro la tratta di esseri umani, Varsavia, 16 maggio 2005


Convenzione del Consiglio d’Europa sul riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi di reato e sul finanziamento del terrorismo,
 Varsavia, 16 maggio 2005
 

La Convenzione sul riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi da reato e sul finanziamento del terrorismo è stata firmata a Varsavia il 16 maggio 2005 e ratificata dall’Italia con legge 28 luglio 2016 n. 153. Essa rappresenta il primo strumento internazionale per la prevenzione e il controllo del riciclaggio di denaro e del finanziamento del terrorismo. Il testo evidenzia che il celere accesso alle informazioni relative ai finanziamenti o alle risorse delle organizzazioni criminali, compresi i gruppi terroristici, è fondamentale per il successo delle misure preventive e repressive e, in ultima analisi, rappresenta il modo migliore per destabilizzare le attività di queste organizzazioni. La legge che autorizza la ratifica contiene significative modifiche al diritto penale italiano, introducendo le nuove fattispecie incriminatrici dei delitti di finanziamento di condotte con finalità di terrorismo (art. 270-quinquies.1 c.p.), sottrazione di beni o denaro sottoposti a sequestro (art. 270-quinquies.2 c.p.) e atti di terrorismo nucleare (art. 280-ter c.p.), prevedendo altresì una nuova ipotesi di confisca obbligatoria, diretta e per equivalente, per tutti i reati commessi con finalità di terrorismo (art. 270-septies c.p.).  


Convenzione civile sulla corruzione
, Strasburgo, 4 novembre 1999
 

La Convenzione civile sulla corruzione è stata firmata a Strasburgo il 4 novembre 1999 da 42 Stati, tutti facenti parte del Consiglio d’Europa, ad eccezione della Bielorussia, dei quali 35 hanno proceduto alla ratifica. L’Italia ha ratificato la Convenzione con legge 28 giugno 2012 n. 110. Essa si propone di combattere il fenomeno in discorso, in quanto ritenuto una minaccia allo sviluppo economico e al corretto funzionamento dei mercati. La Convenzione è suddivisa in tre parti: la prima, “Misure da adottare a livello nazionale”, dopo aver definito in termini generali il fenomeno della corruzione, prescrive la necessità di prevedere ricorsi efficaci a favore delle persone che hanno subito danni risultanti da un atto corruttivo (con specificazioni riguardo gli indennizzi e le misure cautelari a tutela della parti); nella seconda parte si evidenzia l’importanza della cooperazione tra gli Stati aderenti (riguardo notifiche di atti, ottenimento di prove, riconoscimento sentenze straniere), ricordando che spetta al GRECO  il controllo sull’attuazione di tali disposizioni; infine nelle clausole finali vi sono alcune precisazioni, tra le quali le possibilità di proposta di emendamenti e di conclusione di accordi multilaterali tra i singoli Stati per potenziare l’applicazione delle disposizioni contenute nella Convenzione.


Accordo sul traffico illecito via mare, che applica l’Articolo 17 della Convenzione delle Nazioni Unite contro il traffico illecito di stupefacenti e di sostanze psicotrope
,
 Strasburgo, 30 gennaio 1995


Libro bianco sulla criminalità organizzata transnazionale


Convenzione europea sull’insider trading, Strasburgo, 20 aprile 1989
 e suo Protocollo, Strasburgo, 11 settembre 1989


Convenzione europea relativa al risarcimento di vittime di reati violenti
, Strasburgo, 24 novembre 1983

Convenzione europea sul trasferimento dei procedimenti penali,
 Strasburgo, 15 maggio 1972  

Convenzione europea sull’efficacia internazionale delle sentenze penali
, L’Aia, 28 maggio 1970


Convenzione sulla criminalità informatica
, Budapest, 23 novembre 2001
La Convenzione sulla criminalità informatica è stata firmata a Budapest il 23 novembre 2001 da 68 Stati, tra i quali si annoverano tutti i membri del Consiglio d’Europa ad eccezione della Federazione Russa; alla firma dell’Irlanda e del Sud Africa non è seguita la ratifica. L’Italia ha provveduto a ratificare lo strumento con legge 18 marzo 2008 n. 48, che ha introdotto significative modifiche al codice penale, al codice di procedura penale, al d. lgs. 231/2001 e al c.d. codice della privacy. Gli obiettivi fondamentali della Convenzione si identificano nell’armonizzare gli elementi fondamentali delle fattispecie di reato del diritto penale sostanziale degli ordinamenti nazionali e tutte le altre disposizioni connesse alla disciplina della cybercriminalità; dotare le procedure penali dei Paesi sottoscrittori dei poteri necessari a svolgere indagini efficaci e ad assicurare l’utile raccolta della prova penale, sia in materia di computer crime, che in relazione ad ogni altro reato commesso mediante l’uso di mezzi di alta tecnologia dell’informazione e comunicazione; attuare un efficace e rapido regime di cooperazione internazionale in materia, tramite lo snellimento degli strumenti di assistenza (giudiziaria e di polizia) e lo scambio di informazioni e dati in tempo reale. Pe realizzare il predetto scopo, il teso del trattato enuncia una serie di definizioni terminologiche, con l’obiettivo di armonizzare le nozioni di sistemi informatici, dati informatici, fornitori di servizi e i dati relativi al traffico, disciplinati dall’art. 1. Ciononostante, detto articolo non è stato recepito nella legislazione italiana; analizzando il dossier del Servizio Studi della Camera dei Deputati, l’omissione sembra motivata dalla circostanza che dette definizioni sono rinvenibile nella normativa speciale di settore.


Convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale,
 Strasburgo, 20 aprile 1959
 e il suo Primo Protocollo addizionaleStrasburgo, 17 marzo 1978 secondo Protocollo addizionaleStrasburgo, 8 novembre 2001

La Convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale, firmata a Strasburgo il 20 aprile 1959, ratificata ed entrata in vigore per tutti i Paesi del Consiglio d’Europa (ratificata in Italia con legge 23 febbraio 1961 n. 215), con la quale gli Stati si impegnano a fornirsi reciprocamente l’assistenza giudiziaria più ampia possibile in qualsiasi procedura relativa a reati la cui competenza è, al momento dell’assistenza, dell’autorità giudiziaria della parte richiedente.  



Appendice bibliografica

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